Berlusconi sta male?

15 Marzo 2013, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (WSI) – Silvio Berlusconi è stato dimesso dall’ospedale San Raffaele di Milano, dove era ricoverato da una settimana in seguito ad una uveite e per problemi di pressione. Il leader del Pdl è appena uscito dal reparto, incamminandosi verso l’auto che lo attendeva. «Sono un pò stanco»: così ha risposto ai giornalisti che all’uscita dell’ospedale San Raffaele gli chiedevano come sta. «Mi hanno dato due giorni ad Arcore», ha aggiunto a chi gli chiedeva se andrà a Roma domani.

Un uomo che ha abituato gli italiani al cerone perenne e allo sfrontato ottimismo stampato in faccia; oggi fa impressione vedergli sul viso la maschera quasi tragica della disperazione. Sotto i riflettori, senza trucco e senza toupe’, col cappelletto da baseball, che tristezza.

Veramente un brutto aspetto, quello del Cavaliere all’uscita dall’ospedale milanese, dicono medici indipendenti, in grado di leggere la psicosomatica del corpo umano. Chiari i segni di una profonda depressione. Ma possono esserci guai medici piu’ seri. Come del resto aveva lasciato capire il quotidiano di famiglia, “Il Giornale”, qualche giorno fa, titolando:

“Cav, i medici: “Oculistica ok, preoccupano altre cose”

con il sottotilo:

“I dottori che hanno in cura il Cavaliere ribadiscono: al San Raffaele almeno fino a domani. A destare timori non sarebbero i problemi agli occhi”

All’uveite, ovviamente, non c’e’ un solo italiano che ci crede, simpatizzante o antipatizzante di Silvio Berlusconi. Il medico curante Alberto Zangrillo, prima del ricovero aveva dichiarato:

“Effettueremo gli accertamenti previsti, tra cui quello sulla funzionalità dell’albero coronarico. Le sue condizioni sono stazionarie, ma non critiche. Non ci preoccupano”.

Il vero problema di fondo e’ ormai psicologico: se a Silvio va via la voglia di vincere, un leader come lui e’ perso. Finito. Il grande campione, pugile vittorioso in 1000 combattimenti, ‘sente’ che sta per finire al tappeto. E gli si legge in viso e sul corpo (body language). Lo stress di tutti questi anni di lotta, lo sta consumando.

La verita’ e’ che il Cavaliere e’ “accerchiato” dai magistrati, da Milano e Napoli. Accerchiato… a ragione. L’azione penale e’ un atto dovuto di uno stato democratico. La magistratura e’ uno dei tre poteri costituzionali. Qualcuno ha presentato denuncia. Funziona cosi’. E Silvio non e’ al di sopra della legge.

Sulla salute dell’ex premier ci sono molti dubbi, ma certo non pare migliorare la situazione giudiziaria. E men che meno lo scenario politico in cui si deve muovere, dal 25 febbraio in poi. L’altro giorno – lo ha scritto il “Corriere della Sera” – il leader del Popolo della Libertà si sarebbe sfogato con i suoi: “Vogliono arrestarmi”.

Tra i fattori in gioco: a) la sconfitta del Pdl alle elezioni. b) Il triplo crollo di pubblicita’, profitti e prezzi del titolo in borsa, per Mediaset. c) I rischi, per l’ex premier, posti dall’arrivo in Parlamento del M5S.

In serata il team di avvocati di Berlusconi ha tentato l’ennesimo escamotage per evitare i processi, con l’obiettivo finale di insabbiare tutto a Brescia (vedi sotto).

Ha scritto gia’ parecchio tempo fa (12 maggio 2011) Sara Nicoli de “Il Fatto Quotidiano”, rivolgendosi al medico curante di Berlusconi, Alberto Zangrillo:

[ARTICLEIMAGE] “Dicono che sta una favola, che ha la vitalità di un ragazzo e la forza di un toro. Proprio sicuri? E, soprattutto, ne è davvero certo il suo medico di fiducia, l’ormai mitico dottor Zangrillo? Le foto degli ultimi giorni hanno rispolverato i dubbi – in fondo mai sopiti – sull’effettivo stato di salute del Cavaliere. Sono scatti impietosi, flash veloci mandati dalle agenzie di stampa che riportano un volto scavato, sofferente, di certo per la fatica di una campagna elettorale rutilante, ma di sicuro non solo per quello. Siamo davanti ad un uomo di quasi 75 anni che dovrebbe dimostrare “clinicamente 50 anni”, ma non sembra proprio.

Per questo sono mesi che la politica s’interroga: ma uno così quanto può durare? E, soprattutto, che prospettiva politica di lungo respiro ci può essere per uno che, tra le tante, continua ad appisolarsi in ogni situazione ufficiale? L’ultima è stata in piazza San Pietro, durante la beatificazione di Papa Wojtyla, svegliato addirittura da un attonito Napolitano. Il 13 dicembre scorso a scuoterlo in Senato era stato il ministro Brunetta, ma di episodi così se ne contano ormai a decine. Insomma, oltre la facciata dello scontro politico quotidiano, c’è chi negli ambienti politici più alti e attenti, fa i conti con una realtà che sembra diversa e guarda anche all’ossessiva presenza accanto a lui proprio del mitico dottor Alberto Zangrillo. Sempre a un passo anche in Tribunale a Milano e alla Camera quando ci sono i momenti più tosti, a Palazzo Chigi e in campagna elettorale; sempre addosso. Perché?

Al di là di tutto, infatti, il dato anagrafico è quello che conta ed è quello che tiene una certa parte della politica romana sempre più con il fiato sospeso. E’ per questo se si parla, con insistenza, di sua figlia Marina per il passaggio di testimone, in una visione di successione di stampo monarchico, più che politico, ma comunque di successione. Le foto dell’altro giorno al Palasharp non hanno fatto che confermare che un problema c’è e pare sempre più serio. Quanto serio ce lo potrebbe dire solo il dottor Zangrillo. Che, però, pare pagato per fare tutt’altro”.

Tornando ad oggi, il ricovero di Silvio Berlusconi è stato al centro dei processi a suo carico che si stanno svolgendo a Milano, essendo il motivo per cui ha chiesto il legittimo impedimento a non partecipare alle udienze.

L’ultima novità nella vicenda giudiziaria che lo riguarda è l’istanza di legittima suspicione avanzata dai suoi difensori per trasferire i processi Ruby e Mediaset a Brescia: l’istanza risponde all’articolo 45 del codice di procedura penale, nel quale si parla di “gravi situazioni locali tali da turbare lo svolgimento del processo e non altrimenti eliminabili” che possono pregiudicare “la libera determinazione delle persone che partecipano al processo o determinano motivi di legittimo sospetto”.

Dopo il deposito delle istanze per legittimo sospetto da parte di Berlusconi nei processi Ruby e Mediaset, c’è la possibilità che le sentenze slittino. Dipenderà dalla decisione della Cassazione che dovrà stabilire in prima battuta l’ammissibilità o meno delle istanze. Da calendario il processo Mediaset, nel quale Berlusconi rischia la conferma della condanna a 4 anni, dovrebbe terminare tra 8 giorni, il 23 marzo. Mentre il processo Ruby (l’accusa non ha ancora formulato la richiesta di condanna) ha un’ultima udienza fissata, probabilmente per la sentenza, due giorni dopo, il 25 marzo. Secondo le norme del codice di procedura penale, però, i giudici sarebbero obbligati a sospendere i processi prima della sentenze se la Cassazione dichiarerà ammissibili le istanze.

Istanza di 39 pagine per trasferire a Brescia tutti i processi

Milano, 16 mar. (TMNews) – “Il calendario di udienza è in totale in netto contrasto non solo con la prassi e il buonsenso ma anche in assoluto contrasto con gli auspici recentemente rivolti dalle alte cariche dello Stato di consentire a Berlusconi di poter svolgere anche la propria attività politica. Un calendario siffatto così non è”. È uno dei passaggi dell’istanza di 39 pagine con cui Silvio Berlusconi a sua firma con i propri difensori Ghedini e Longo chiede di trasferire i suoi processi a Brescia perché a Milano il clima sarebbe a lui ostile e i giudici parziali e animati di pregiudizio nei suoi confronti.

“Collegio non interviene su pregiudizi contro imputato”

Milano, 16 mar. (TMNews) – “E’ evidente che solo un ambiente siffatto poteva consentire ad un pm di tenere simili comportamenti e che un collegio superpartes sarebbe certamente intervenuto per evitare tale situazione pregiudizievole per l’imputato”. Lo scrive Silvio Berlusconi a sua firma con i legali Ghedini e Longo nell’istanza con cui chiede il trasferimento a Brescia del processo Ruby insieme a quello sui diritti tv di Mediaset. L’ex premier e i suoi avvocati lamentano il mancato intervento dei giudici quando il procuratore aggiunto Ilda Boccassini aveva accusato la difesa di “strategia dilatoria”, di citare testimoni “che poi non si presentavano e di dare colpa di questo ai legali”. La difesa e l’imputato inoltre osservano: “Non è dato comprendere quale sia la ragione per la quale si sia potuto coassegnare l’indagine Ruby anche alla dottoressa Boccassini. Assegnatario avrebbe dovuto essere altro magistrato”.