Berlusconi deve pagare mezzo miliardo a De Benedetti. “Compro’ i giudici”

9 Luglio 2011, di Redazione Wall Street Italia

I giudici della Corte d’Appello di Milano hanno condannato Fininvest a risarcire Cir per la vicenda del Lodo Mondadori per 540 milioni circa di euro alla data della sentenza di primo grado dell’ottobre 2009, piu’ gli interessi e le spese decorsi da quel giorno. La cifra quindi arriverebbe intorno ai 560 milioni di euro.

La sentenza d’appello è immediatamente esecutiva.

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“Berlusconi dirà che è vittima dei giudici comunisti ma in questa vicenda non c’entra niente la politica: è solo un truffatore condannato”. Così il leader dell’Idv Antonio Di Pietro commenta, intervistato da Sky Tg 24, la sentenza della seconda corte d’appello civile di Milano che ha condannato Fininvest a risarcire Cir per 560 milioni di euro. “I cittadini – ha aggiunto Di Pietro – non devono cadere in questo trabocchetto: nella sentenza non c’entrano niente nè la politica nè il governo, va contrastato subito ogni tentativo di buttarla in politica. Siamo di fronte a persone che sono state truffate: ben vengano il rispetto delle sentenze”.

Quella sul Lodo Mondadori “è una sentenza che sgomenta e lascia senza parole”. “Rappresenta l’ennesimo scandaloso episodio di una forsennata aggressione che viene portata avanti da anni contro mio padre, con tutti i mezzi e su tutti i fronti, compreso quello imprenditoriale ed economico”. È questo il primo commento del presidente della Fininvest Marina Berlusconi alla sentenza d’appello.

“Gia’ in queste ore i nostri legali cominceranno a studiare il ricorso in Cassazione”. Lo afferma il presidente Fininvest. “Anche di fronte ad un quadro così paradossale e inquietante, non ci lasciamo però intimorire”, sottolinea, aggiungendo: “Siamo certi di essere assolutamente nel giusto”.

“Neppure un euro è dovuto da parte nostra, siamo di fronte ad un esproprio che non trova alcun fondamento nella realtà dei fatti nè nelle regole del diritto”. “È indiscutibile – evidenzia il presidente di Fininvest – che questo attacco abbia come principali protagonisti una parte della magistratura (e della magistratura milanese in particolare) e il gruppo editoriale che fa capo a Carlo De Benedetti. E adesso, con un verdetto che nega l’evidenza emesso dalla magistratura milanese, la Fininvest viene condannata a versare una somma spropositata proprio al gruppo De Benedetti. Una somma addirittura doppia rispetto al valore della nostra partecipazione in Mondadori”.

In primo grado, il 3 ottobre 2009, il giudice del Tribunale di Milano, Raimondo Mesiano aveva condannato Fininvest a versare a Cir un risarcimento di 750 milioni di euro per “danno patrimoniale da perdita di chance di un giudizio imparziale”. Oggi dunque i giudici di appello hanno riformato il verdetto di primo grado sulla vicenda del Lodo Mondadori facendo uno ‘sconto’ di 190 milioni di euro. Stamani la cifra è stata stabilita in 540 milioni circa di euro più gli interessi e le spese decorsi dal giorno della sentenza di primo grado. Il risarcimento dunque arriva attorno ai 560 milioni.

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MILANO – La Fininvest dovrà pagare. I giudici della Corte d’Appello di Milano hanno condannato la holding del Biscione a risarcire Cir per la vicenda del Lodo Mondadori per 540 milioni circa di euro alla data della sentenza di primo grado dell’ottobre 2009, più gli interessi e le spese decorsi da quel giorno. La cifra quindi arriverebbe intorno ai 560 milioni di euro. Un quarto in meno dei 750 milioni stabiliti in primo grado. La sentenza è immediatamente esecutiva.

La causa non è altro che la conseguenza, in sede civile, di un processo penale finito nel 2007 con le condanne definitive, per corruzione in atti giudiziari, del giudice Vittorio Metta e degli avvocati Cesare Previti 2, Giovanni Acampora e Attilio Pacifico. La Cassazione aveva confermato che la sentenza del 1991 della Corte d’Appello di Roma sfavorevole a Carlo De Benedetti nello scontro con Berlusconi per assicurarsi il controllo della casa editrice fu ‘comprata’ corrompendo il giudice Metta con almeno 400 milioni di lire provenienti dai conti esteri di Fininvest. Il premier venne prosciolto per prescrizione in modo irrevocabile nel novembre 2001.

Avviato nell’aprile 2004, con la richiesta complessiva di un miliardo di risarcimento da parte di Cir, il procedimento
civile il 3 ottobre 2009 ha visto la sentenza di primo grado: il giudice Raimondo Mesiano 3aveva stabilito che la holding di De Benedetti “ha diritto” al risarcimento da parte di Fininvest “del danno patrimoniale da perdita di ‘chance'” per “un giudizio imparziale’. Risarcimento 4 che aveva quantificato in 749.995.611,93 euro a cui si aggiungono gli interessi legali, le spese del giudizio e, tra l’altro, due milioni di euro per gli onorari.

Pochi giorni dopo il ricorso in appello, a dicembre, era arriva un accordo tra Finivest e Cir: la prima aveva presentato una fideiussione da 806 milioni 5, rinunciando all’istanza di sospensione mentre la seconda si era impegnata a non chiedere l’esecuzione del maxirisarcimento fino alla sentenza d’appello.

In vista del verdetto di secondo grado, l’anno scorso, i magistrati avevano nominato un pool di esperti per stabilire “se e quali variazioni dei valori delle società e delle aziende oggetto di scambio fra le parti siano intervenuti tra il giugno del 1990 e l’aprile del 1991, con riguardo agli andamenti economici delle stesse e di evoluzione dei mercati dei settori di riferimento”.

A settembre 2010 le conclusioni dei consulenti: avevano stabilito che il danno subito dalla holding della famiglia De Benedetti esisteva anche se, a loro avviso, era minore rispetto alla quantificazione del Tribunale. Recentemente Berlusconi aveva definito una sua eventuale condanna “una rapina a mano armata” 6. Mentre è di pochi giorni fa la polemica sulla cosidetta norma salva Fininvest 7 inserita e poi tolta dalla Finanziaria dopo dure polemiche.

La sentenza.”Per questi motivi la corte accoglie, per quanto di ragione, sia l’appello principale che quello incidentale e per l’effetto in parziale riforma della sentenza del 2009, determina in euro 540 milioni 141 mila 059,32 centesimi l’importo dovuto dalla convenuta alla data del 3 ottobre 2010 quale risarcimento di danno immediato e diretto, e pertanto condanna Fininvest a pagare in favore di Cir s.p.a. tale somma oltre agli interessi legali da detta data al saldo; dichiara compensate per un quarto tra le parti le spese processuali di entrambi i gradi del giudizio; condanna l’appellante Fininvest a riforndere in favore della Cir i residui tre quarti delle spese processuali dei due gradi, come in motivazione partitamente liquidate, per il primo grado in complessivi euro 3 milioni 296 mila, e per il presente grado in complessivi euro 3 milioni 940 mila oltre, per entrambi i gradi di giudizio, al rimborso per le spese generali del 12,5% su diritti e onorari come per legge; pone definitivamente a carico di ciascuna parte per la metà i già liquidati costi della consulenza tecnica d’ufficio; conferma nel resto la sentenza impugnata”.

Che succede ora. A questo Cir può, fin da subito, eseguire il contenuto della sentenza d’Appello: con un ‘precetto’, e cioè un atto giudiziario ad hoc, intimare il pagamento della somma dovuta. Qualora Finivest non fosse in grado di pagare la cifra stabilita dai giudici, la holding di De Benedetti si potrà rivolgere alle banche, di cui Intesa-Sanpaolo è capofila, garanti di una fideiussione da 806 milioni. Fideiussione bancaria valida per 16 mesi, e rinnovabile, posta alla base dell’accordo del dicembre 2009 tra le sue società. Ci potrebbe essere anche, in via del tutto ipotetica, un accordo tra le parti per congelare l’esecutività della sentenza in attesa della conferma definitiva della Cassazione.

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MILANO (Reuters) – Di seguito i commenti sulla sentenza di appello del tribunale civile di Milano che ha stabilito oggi che la Fininvest della famiglia del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi deve risarcire 560 milioni di euro alla Cir di Carlo De Benedetti, a parziale riforma della sentenza di primo grado con cui il Tribunale civile nell’ottobre 2009 aveva fissato il risarcimento in circa 750 milioni di euro.
MARINA BERLUSCONI, presidente Fininvest

“E’ una sentenza che sgomenta e lascia senza parole. La Fininvest, che ha sempre operato nella più assoluta correttezza, viene colpita in modo inaudito, strumentale e totalmente ingiusto. E il parzialissimo ridimensionamento della sanzione rispetto al giudizio di primo grado nulla naturalmente toglie alla incredibile gravità del verdetto. Neppure un euro è dovuto da parte nostra, siamo di fronte ad un esproprio che non trova alcun fondamento nella realtà dei fatti né nelle regole del diritto.

E’ una sentenza che rappresenta l’ennesimo scandaloso episodio di una forsennata aggressione che viene portata avanti da anni contro mio padre, con tutti i mezzi e su tutti i fronti, compreso quello imprenditoriale ed economico.

E’ indiscutibile che questo attacco abbia come principali protagonisti una parte della magistratura (e della magistratura milanese in particolare) e il gruppo editoriale che fa capo a Carlo De Benedetti. E adesso, con un verdetto che nega l’evidenza emesso dalla magistratura milanese, la Fininvest viene condannata a versare una somma spropositata proprio al gruppo De Benedetti. Una somma addirittura doppia rispetto al valore della nostra partecipazione in Mondadori. Anche di fronte ad un quadro così paradossale e inquietante, non ci lasciamo però intimorire. Già in queste ore i nostri legali cominceranno a studiare il ricorso in Cassazione. Siamo certi di essere assolutamente nel giusto, dobbiamo credere che le nostre ragioni verranno alla fine riconosciute. Verità e giustizia non potranno continuare ad essere calpestate e piegate a logiche inaccettabili e indegne di un Paese civile.

GRUPPO CIR

“Cir e i propri legali, avvocati Vincenzo Roppo ed Elisabetta Rubini, rilevano con soddisfazione che la sentenza della Corte d’Appello conferma ancora una volta che nel 1991 la Mondadori fu sottratta alla Cir mediante la corruzione del giudice Vittorio Metta, organizzata per conto e nell’interesse di Fininvest. Si è inoltre riconosciuto il diritto di Cir a un congruo risarcimento per il danno sofferto. Tale danno, enorme già in origine, si è poi notevolmente incrementato per rivalutazione e interessi in considerazione del lungo tempo trascorso dai fatti. Con particolare soddisfazione si registra il passaggio della sentenza dove si riconosce che, corrompendo il giudice Metta, Fininvest tolse a Cir non la semplice chance di vincere nel 1991 la causa sul controllo del gruppo Mondadori-Espresso, ma la privò senz’altro di una vittoria che senza la corruzione giudiziaria sarebbe stata certa. Infine si ribadisce che il contenzioso giudiziario sul Lodo Mondadori, relativo a fatti avvenuti oltre venti anni fa, riguarda una storia imprenditoriale ed è completamente estraneo all’attualità politica”.

NICCOLO’ GHEDINI, deputato Pdl e legale di Berlusconi

“La Corte d’Appello di Milano ha emesso una sentenza contro ogni logica processuale e fattuale, addirittura ampiamente al di là delle stesse risultanze contabili che erano già di per se erronee in eccesso, e addirittura superiore al valore reale della quota Mondadori posseduta da Fininvest. È la riprova, se ve ne fosse stato bisogno, che a Milano è impossibile, quando vi è anche indirettamente coinvolto il Presidente Berlusconi, celebrare un processo che veda la applicazione delle regole del diritto. E se la Corte d’Appello non sospenderà l’esecutività della sentenza, tale prova sarà ancora più evidente. Comunque la Corte di Cassazione non potrà che annullare questa incredibile sentenza”.

ALTERO MATTEOLI, ministro dei Trasporti

“La sentenza d’Appello sul Lodo Mondadori, peraltro annunciata, certifica che l’attacco giudiziario sproporzionato lanciato contro Silvio Berlusconi 17 anni fa si è spostato dalla sfera politica a quella patrimoniale ed economica, ma pur sempre con finalità politiche: deve essere abbattuto il nemico. E’ una buona ragione in più perché il premier guidi anche nei prossimi anni il governo per vincere una battaglia storica. Sono certo che Berlusconi reagirà con forza e determinazione a quest’altro sconcertante capitolo della storia d’Italia”.

FABRIZIO CICCHITTO, capogruppo Pdl alla Camera

“Mai sentenza è stata più annunciata di questa. Essa rientra nell’attacco concentrico che è in atto da tempo, fin dal 1994 contro Berlusconi perché ha osato scendere in campo in politica sconvolgendo l’operazione che era stata attentamente preparata, quella della piena presa del potere del partito post comunista, di alcuni grandi gruppi finanziari-editoriali tra cui in prima fila la Cir, di alcune procure e della Cgil. Berlusconi paga tuttora il fatto che si è messo di traverso rispetto a questo disegno prima con Forza Italia, adesso con il Pdl ed il governo di centrodestra”

CARMELO BRIGUGLIO, deputato Fli

“La sentenza dei giudici di Milano che condanna la Fininvest al pagamento di 560 milioni in favore della Cir di De Benedetti non è un fatto politico ma dimostra che il nostro è ancora uno Stato di diritto e che il governo con la norma salva-Fininvest aveva un obiettivo preciso quanto scoperto: evitare gli effetti di questa sentenza e solo di questa che riguarda direttamente gli interessi privati del presidente del Consiglio. Non abbiamo nulla di che gioire, ma solo riflessioni da fare che interessano la politica e i cittadini. La prima: ci sono uomini e decisioni che non sono comprabili, tra questi la stragrande maggioranza delle sentenze e dei giudici della Repubblica. La seconda: è necessaria una nuova legge sul conflitto d’interessi che da un lato non sia pregiudizialmente contro Berlusconi e dall’altro superi l’attuale legge Frattini la quale si è dimostrata un pezzo di carta del tutto inutile”.

LEOLUCA ORLANDO, portavoce Idv

“Ancora una volta ci troviamo di fronte alla canea eversiva di esponenti del Pdl che attaccano i giudici per tutelare indegnamente l’impunità di Silvio Berlusconi. Per questo, siamo certi che il Csm interverrà a garanzia dell’indipendenza e dell’autonomia dell’ordine giudiziario. Questi attacchi sono gravi e inaccettabili e confermano la pericolosità di un regime che è ormai in palese disfacimento”