Berlusconi a Palazzo Chigi. Brutta Italia, incostituzionale

17 Settembre 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Il premier Matteo Renzi, che nel primo pomeriggio ha visto il ministro Padoan, ha ricevuto intorno alle 17 a palazzo Chigi il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, accompagnato da Gianni Letta. Un faccia a faccia atteso ormai da giorni e fissato per fare il punto su diversi temi: dalle riforme alle votazioni per la scelta dei candidati di Consulta e Csm. Presenti all’incontro anche il vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini, e Denis Verdini.

Ma e’ stata l’ira del Colle ad accelerare l’incontro, dopo l’indecente spettacolo che i partiti della Grande Coalizione stanno dando da giorni in Parlamento sull’elezione dei giudici della Consulta, a dimostrazione che il Patto del Nazareno, segreto, tra due privati cittadini, ormai non sta piu’ bene a fette consistenti di Pd e Forza Italia e non regge alla prova dei numeri, quando si deve votare nelle due Camere.

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Due ore a palazzo Chigi per mettere alcuni punti fermi sulle riforme e non solo. Silvio Berlusconi viene ricevuto da Matteo Renzi dopo le forti tensioni di queste ore sulle nomine alla Consulta. In gioco c’è la tenuta del patto del Nazareno, che a causa delle varie fumate nere in Aula sui giudici costituzionali e il Csm ha cominciato a vacillare, mandando in fibrillazione Fi e Pd. L’ultimo incontro tra i due leader si è tenuto il 3 luglio scorso.

Oggi, la necessità di fare un ‘tagliando’ all’accordo firmato il 18 gennaio. Il Cav e il premier hanno deciso di accelerare sulla legge elettorale, come confermato dal vicesegretario Dem, Lorenzo Guerini. Forza Italia, infatti, vuol sapere che fine abbia fatto l’Italicum e avrebbe chiesto garanzie sull’approvazione.

Il Cav avrebbe confermato un’opposizione responsabile, anche se il suo partito non farà sconti sul fronte economico, vista la difficile situazione economica. Nessuno pensi di fare a meno di noi, Fi resta determinante, avrebbe sottolineato il leader azzurro ai suoi, rimarcando il suo peso politico. Confermato anche dall’incontro serale con la consulta della sicurezza per cercare una soluzione al blocco dei tetti salariali, sui quali il governo si sta impegnando a trovare le risorse.

Il leader del centrodestra resto io, avrebbe ricordato Berlusconi a chi lo ha sentito. Una posizione che il leader di Fi e’ determinato a far pesare anche nella trattativa per i candidati alle regionali. Berlusconi nell’incontro di palazzo Chigi avrebbe espresso di persona al premier l’apprezzamento per il toni dell’ultimo intervento in parlamento, specie sul tema a lui caro della giustizia. Non e’ sfuggita al Cavaliere la ‘svolta’ garantista che Renzi ha voluto imprimere alla sua maggioranza.

Altro tema che aveva mandato in fibrillazione lo stato maggiore azzurro, l’ipotesi di elezioni anticipate. Su questo punto, a precisa richiesta del Cav, il premier avrebbe ribadito che il suo governo ha un orizzonte di legislatura e non e’ in vista un ritorno alle urne a breve.

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“Il succedersi senza risultati conclusivi delle votazioni del Parlamento in seduta comune per la elezione dei componenti laici del Csm e dei giudici della Corte costituzionale destinati a succedere ai due che hanno completato il mandato, solleva gravi interrogativi”. Lo sottolinea il Presidente Napolitano in una dichiarazione.

Se continuano a “prevalere immotivate preclusioni nei confronti di candidature di altre forze politiche o la settaria pretesa di considerare idonei solo i candidati delle propria parte”, come in questi giorni per il voto sulla Consulta e il Csm, “il meccanismo si paralizza e lo stesso istituto di garanzia rappresentato dal sistema dei quorum qualificati si logora”, insiste il Capo dello Stato.

Nel pomeriggio si attende l’ennesima votazione in seduta comune, infatti, dopo che ancora una volta il quorum non è stato raggiunto né per l’elezione dei due giudici costituzionali, né per quella dei nuovi componenti del Csm. Il Parlamento, così, si trova ancora in fase di stallo e i due nomi avanzati dalle maggiori forze politiche per entrare alla Corte costituzionale, Donato Bruno e Luciano Violante, si trovano ancora lontani dal numero di voti sufficiente per l’elezione.

Un gioco di veti incrociati, paletti sui candidati della parte opposta e una serie di divisioni interne ai partiti (basti pensare a Forza Italia che si è spaccata sull’appoggio ad Antonio Catricalà) hanno provocato la situazione di paralisi attuale.

(IN FASE DI SCRITTURA)