BERLUSCA: GRANDI ELETTORI DELUSI, PENSANO AL DOPO

4 Luglio 2003, di Redazione Wall Street Italia

«Noi abbiamo investito molto su un governo guidato da un imprenditore ma ora siamo molto delusi». Parole di un autorevole esponente della Confindustria solo qualche ora prima della gaffe di Silvio Berlusconi al parlamento di Strasburgo. La delusione – se così si può dire – è accresciuta. Sì, perché il danno è anche economico.

Quando si incrina l’immagine di un paese si rende assai più difficile la competizione sui mercati. E la scarsa competitività dei nostri prodotti è già notevole. Non era necessario anche l’effetto Berlusconi.

Posto che Confindustria sia ancora un potere forte, certo il suo distacco da Berlusconi potrebbe incidere sulla forza e la stessa autorevolezza della coalizione di governo. Il feeling di Parma è svanito. Con un’accelerazione nelle ultime settimane. Lo ha sottolineato – non a caso anche giovedi’ – il presidente di Viale dell’Astronomia, Antonio D’Amato con l’invito «a riprendere quella strada delle riforme competitive che faticosamente era iniziata e che invece sembra smarrita nel corso delle ultime settimane».

Un distacco in parallelo, quasi in contemporanea, con un altro pezzo importante di quel blocco sociale e culturale che ha alimentato la vittoria della Casa delle libertà il 13 maggio del 2001: la Confcommercio guidata da Sergio Billè che non è mai stata un potere forte ma certo è sempre stata un serbatoio significativo di consenso elettorale. «E’ molto importante che il governo – ha detto Billè – proceda nella realizzazione del suo programma di riforme. Sarebbe opportuno, però, che ci fossero nella sua azione, meno effetti annuncio e più atti concreti; meno uso di coloranti, più proteine e vitamina C».

Consensi che si scoloriscono, sponde che si abbassano, distacchi che potrebbero accentuarsi. Ma anche futuri scontri, mentre il quadro congiunturale peggiora. La prossima legge Finanziaria – lo ha ammesso lo stesso ministro Giulio Tremonti – conterrà misure sulla previdenza. Sembra scontato un inasprimento delle norme per accedere al pensionamento di anzianità.

Come scontata sarà la reazione dei sindacati, non solo della Cgil ma anche della Cisl e della Uil, pronte anche a chiedere correzioni significative ai decreti attuativi della legge Biagi sul mercato del lavoro. Un conflitto autunnale che il premier avrebbe voluto evitare a tutti i costi come solo una decina di giorni fa aveva detto – loro malgrado – agli stessi vertici della Confindustria nel corso di una cena. Berlusconi, ora, interverrà sulla previdenza senza dimenticare, però, che nel ’94 – consigliato dal Gotha degli industriali – andò allo scontro sulle pensioni fino a perdere la poltrona di Palazzo Chigi.

Mentre si allenta la sintonia con Confindustria non può proprio dirsi che dopo l’incontro (non una colazione) di giovedi’ a Palazzo Koch tra il Governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, e il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, i rapporti tra le due istituzioni siano tornati normali. Anzi. Troppe questioni sono aperte, anche per il Governatore: dalla vicenda dei bond della Cirio alla riforma della Banca d’Italia con la separazione delle funzioni di vigilanza e di antitrust nonché l’introduzione di limiti temporali alla carica di Governatore. Tutti temi nell’agenda, soprattutto di quella politica.

La minaccia di Fazio, con i poteri – forti e non solo finanziari – che rappresenta, permane immutata sulla scena politica, tanto che c’è chi parla finanche di circoli politici ispirati dal più noto cittadino di Alvito. Anche Fazio con il suo «è possibile un secondo miracolo economico» era stato tra i supporter del governo di centrodestra. Molte cose sono mutate, i centri di poteri – vecchi e nuovi – osservano il declino (non solo industriale) e studiano le prossime mosse.

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