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Prende forma il Deutschlandfonds, il Fondo per la Germania, un nuovo strumento pensato per riattivare gli investimenti pubblici e privati e sostenere i comparti considerati strategici per il futuro dell’economia. L’iniziativa, prevista dal programma della coalizione tra Cdu-Csu e Spd insediatasi a maggio sotto la guida del cancelliere Friedrich Merz, punta a contrastare la fase di stagnazione che attraversa il Paese.
Secondo le indicazioni arrivate ieri del ministero dell’Economia, il Governo federale metterà sul tavolo 30 miliardi di euro tra risorse e garanzie, con l’obiettivo di mobilitare fino a 100 miliardi di investimenti aggiuntivi. Il fondo sarà destinato a imprese e startup attive nelle energie rinnovabili, nell’estrazione di materie prime critiche, nello sviluppo dell’intelligenza artificiale e nei progetti legati alla difesa, settori ritenuti centrali per rafforzare la competitività industriale della Germania
Il Fondo per la Germania
Il Deutschlandfonds sarà coordinato congiuntamente dai ministeri delle Finanze, guidato dalla Spd, e dell’Economia, in mano alla Cdu, e verrà gestito dalla banca pubblica per lo sviluppo KfW. La platea dei beneficiari è ampia: industrie e Pmi impegnate in progetti di decarbonizzazione e nella produzione di materie prime critiche; utility energetiche che investono in infrastrutture rinnovabili; start-up e scale-up attive nei settori del deep tech, dell’intelligenza artificiale, delle biotecnologie e della difesa.
KfW potrà inoltre rafforzare il credito alle Pmi acquistando cartolarizzazioni, sostenere le esportazioni nel comparto della difesa e, novità rilevante, investire direttamente nelle start-up. Il fondo prevede un miliardo di euro destinato alle nuove imprese innovative entro il 2030.
L’iniziativa è accolta positivamente dall’Associazione tedesca delle imprese innovative, che richiama il divario strutturale nei finanziamenti: nel 2024 negli Stati Uniti gli investimenti in start-up hanno raggiunto circa 510 euro pro capite, contro 108 euro in Francia e appena 90 euro in Germania. Una carenza che spesso spinge le giovani imprese tedesche a cercare capitali all’estero, soprattutto oltreoceano.
Le incognite
Non mancano però le perplessità. Secondo Marcel Fratzscher, presidente dell’Istituto per la ricerca economica Diw, il Deutschlandfonds rischia di non centrare gli obiettivi “se non accompagnato da riforme su fisco, innovazione, regolamentazione e previdenza sociale”. Il pericolo, avverte l’economista, è che le risorse finiscano per avvantaggiare soprattutto le grandi imprese industriali tradizionali, lasciando ai margini le Pmi più giovani e innovative, specie se i criteri di allocazione dovessero seguire logiche clientelari.
Durante la presentazione del fondo, il ministro delle Finanze Lars Klingbeil ha ribadito che “la Germania ha bisogno di investimenti, di velocità, di fiducia”. Ma in un’intervista alla Zdf ha anche sottolineato che, nonostante l’imponente programma di spesa, la disciplina di bilancio resta un punto fermo. “Saranno anni molto impegnativi e dovremo chiedere sacrifici”, ha spiegato, indicando la necessità di risparmiare 60 miliardi entro il 2028.
Collocamenti record
L’annuncio del fondo è arrivato quasi in parallelo con un altro segnale della svolta espansiva di Berlino. L’Agenzia finanziaria nazionale, responsabile della gestione del debito pubblico, ha comunicato che nel 2026 le emissioni obbligazionarie saliranno di un quinto, toccando il livello record di 512 miliardi di euro.
Il quadro si inserisce in una strategia più ampia di rilancio e ammodernamento dell’economia tedesca. Nel marzo 2025 il Parlamento ha modificato la Costituzione per sottrarre al vincolo del freno al debito un fondo speciale per le infrastrutture da 500 miliardi in dodici anni, oltre a esentare dal tetto tutta la spesa per la difesa eccedente l’1% del Pil. Più di recente, il Bundestag ha approvato un maxi stanziamento da circa 50 miliardi per l’acquisto di mezzi blindati, sistemi di difesa aerea e satelliti destinati alle forze armate.