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Dopo un anno di allentamento monetario, la Banca Centrale Europea si prepara a fermarsi. Nella riunione di oggi, giovedì 24 luglio, il consiglio direttivo di Francoforte dovrebbe lasciare invariati i tassi di interesse fermi al 2%, mettendo in pausa – almeno temporaneamente – il ciclo iniziato nella seconda metà del 2024 e che ha visto scendere il tasso sui depositi dal 4% al 2%.
Il contesto macroeconomico e le ultime dichiarazioni della presidente Christine Lagarde spingono per una riunione interlocutoria, in attesa delle nuove proiezioni macroeconomiche previste per settembre. Secondo François Rimeu, senior strategist di Crédit Mutuel Asset Management, “dopo aver tagliato i tassi di interesse di riferimento di 200 punti base in poco più di un anno, nella riunione di luglio la Bce dovrebbe mantenere in modo poco sorprendente invariata la sua politica monetaria, segnando una pausa, temporanea o meno, nel suo ciclo di allentamento”.
Inflazione verso il target di Francoforte
La dinamica dei prezzi in Europa sembra offrire margini per ulteriori tagli in futuro, ma senza urgenza.
“L’inflazione headline è tornata al target del 2%, mentre l’inflazione core è vicina al 2,3%. Per il 2026, la Bce prevede ora un’inflazione all’1,6% e un’inflazione core all’1,9%. Ciò lascia spazio a un taglio dei tassi, ma la presidente Lagarde ha minimizzato la sua importanza, affermando che è principalmente il risultato dei prezzi più bassi dell’energia e dell’euro forte”, ha spiegato Martin Van Vliet, Global Macro Strategist di Robeco.
Secondo Ulrike Kastens, Senior Economist di DWS, “in seguito alla decisione della Banca Centrale Europea di ridurre i tassi d’interesse chiave di 200 punti base fino al 2% nell’arco di un anno, ci aspettiamo che i tassi restino invariati nella riunione di luglio”. E aggiunge: “L’inflazione ha mostrato un’evoluzione positiva, con il trend disinflazionistico che prosegue. Allo stesso tempo, l’economia sta andando meglio del previsto in alcuni settori, senza segnali di indebolimento del mercato del lavoro. In questo contesto, ci sono molte ragioni per adottare un approccio attendista in materia di politica monetaria”.
Economia tra segnali contrastanti
L’Eurozona si muove in un contesto misto: l’inflazione rallenta ma la crescita economica non convince e rimane asfittica. Van Vliet sottolinea che “il PIL del primo trimestre è stato gonfiato dai dati irlandesi volatili e sostenuto dalle esportazioni che hanno cercato di anticipare i dazi commerciali statunitensi. Con le tensioni commerciali che rimangono elevate e l’euro ponderato per il commercio in rialzo di oltre il 6% da inizio anno, è facile immaginare uno scenario in cui la crescita torni allo 0%. Ciò potrebbe innescare ulteriori stimoli monetari”.
Rimeu rileva che “anche se i rischi per la crescita continuano a tendere verso il basso, Christine Lagarde, in gran parte a causa delle tensioni commerciali globali e delle incertezze relative, dovrebbe evidenziare diversi fattori che continuano a sostenere una ripresa graduale a medio termine: un forte mercato del lavoro, salari reali in aumento, un allentamento delle condizioni di finanziamento e il sostegno fiscale senza precedenti in Germania”.
Comunicazione cauta e flessibile
Anche a livello di comunicazione, la linea della BCE dovrebbe restare invariata, rimanendo ancorata alla dipendenza dai dati, seppur con aperture a una lettura più prospettica.
A livello di comunicazione, non sono attesi stravolgimenti. “La BCE continuerà a basarsi sui dati, mantenendo un approccio riunione per riunione”, afferma Kastens. Tuttavia, qualche cambiamento di tono potrebbe emergere. Rimeu sottolinea che “la BCE potrebbe iniziare a modificare la propria strategia, allontanandosi da un approccio strettamente data-dependent per orientarsi verso una valutazione dei rischi più orientata al futuro”.
Guardando a settembre
Settembre potrebbe segnare una nuova tappa nel percorso di allentamento dei tassi di interesse in Europa. Kastens osserva che “le nuove proiezioni di settembre dovrebbero confermare il raggiungimento sostenibile dell’obiettivo di inflazione”, e prevede “un ulteriore taglio dei tassi di 25 punti base a settembre, portando il tasso all’1,75%”.
Van Vliet condivide questa view prudente: “Il taglio del tasso all’1,75% non dovrebbe essere considerato una decisione significativa, mentre un’ulteriore riduzione al di sotto di tale livello sarebbe vista come un passo più importante. Ciò porterebbe i tassi al di sotto dell’intervallo neutrale dell’1,75-2,25% individuato dallo staff di Francoforte”.