Economia

Bce, tassi fermi al 2% almeno fino al 2027

La Banca Centrale Europea sembra aver definitivamente chiuso il ciclo dei tagli ai tassi di interesse. Dopo un anno di allentamento monetario senza precedenti, l’istituto guidato da Christine Lagarde si prepara a mantenere invariato il costo del denaro almeno fino al 2027. A sostenerlo è una larga maggioranza di economisti intervistati da Reuters tra il 15 e il 22 ottobre, in un’indagine che ha coinvolto 88 analisti di banche e centri di ricerca europei e internazionali. Tutto questo a pochi giorni dalla prossima riunione, fissata per il prossimo giovedì 30 ottobre.

La previsione prevalente è che il tasso sui depositi rimarrà fermo al 2,00% anche nella prossima riunione del Consiglio direttivo del 30 ottobre, confermando la linea di prudenza seguita già negli ultimi due appuntamenti di settembre e agosto.

Secondo il 72% degli intervistati, la Bce non toccherà più i tassi per tutto il 2025; oltre la metà ritiene che la pausa proseguirà fino a fine 2026, e in molti scommettono su una stabilità anche oltre tale orizzonte.

Da 4% a 2%: un anno di allentamento controllato

L’attuale fase di stabilità arriva dopo un ciclo di tagli da 200 punti base avviato nel giugno 2024, quando la Bce aveva iniziato a ridurre il tasso sui depositi dal massimo storico del 4,00%, raggiunto durante la stretta anti-inflazione del biennio 2022-2023.

Con quattro interventi successivi, l’Eurotower ha progressivamente portato il tasso di riferimento al 2,00% nel giugno 2025, in risposta al calo dell’inflazione e al rallentamento dell’attività economica.

Ora, però, la fase espansiva sembra essersi arrestata. Nei verbali dell’ultima riunione del 10-11 settembre, l’istituto di Francoforte ha definito la propria politica “sufficientemente robusta” per affrontare eventuali shock inflazionistici, escludendo la necessità di ulteriori misure di stimolo.

“Non sarebbe una sorpresa se la Bce decidesse di mantenere il tasso sui depositi al 2,0% giovedì prossimo”, osserva Ulrike Kastens, economista di DWS. “Diversi interventi continuano a suggerire che l’istituto sia in una posizione solida. Tuttavia, siamo preoccupati che questo posizionamento possa non essere sostenibile nei prossimi mesi. È probabile una fase di stagnazione nella seconda parte dell’anno, soprattutto poiché la ripresa del settore manifatturiero ha subito un rinvio. Inoltre, il calo dei prezzi del petrolio potrebbe portare a un’inflazione inferiore rispetto all’obiettivo”.

Una visione che introduce un elemento di cautela: secondo Kastens, la dipendenza dai dati resta centrale, e il futuro posizionamento della Bce dipenderà anche dalle nuove proiezioni su crescita e inflazione, attese per dicembre 2025, quando per la prima volta saranno fornite stime fino al 2028.

Inflazione vicina al target, ma rischio di sorprese

L’inflazione dell’area euro è risalita lievemente al 2,2% a settembre, dopo il 2,0% di agosto, ma le proiezioni mediane della stessa indagine Reuters indicano una stabilizzazione attorno al 2% annuo almeno fino al 2027.
Un dato che riflette un equilibrio raggiunto con fatica dopo la lunga fase di turbolenze energetiche e logistiche seguita alla guerra in Ucraina e alle tensioni commerciali globali.

“L’assenza di segnali di rallentamento nell’attività economica o nei prezzi chiude la finestra per un ulteriore taglio ‘assicurativo’. Prevediamo che il tasso sui depositi resterà al 2% fino a fine 2026, e probabilmente oltre”, ha dichiarato Shaan Raithatha, senior economist di Vanguard.

Un’economia che tiene, ma la fiducia resta fragile

Il quadro macroeconomico dell’Eurozona resta stabile ma fragile. La crescita è prevista all’1,2% nel 2025, all’1,1% nel 2026 e all’1,4% nel 2027, secondo il sondaggio Reuters. Le prospettive di medio periodo sono sostenute soprattutto dalla Germania, dove il governo ha rilanciato piani di spesa infrastrutturale per rafforzare la competitività industriale. Tuttavia, gli economisti avvertono che i rischi restano orientati al ribasso.

“È la resilienza dell’economia europea a sostenere la stabilità del quadro – spiega Carsten Brzeski, capo della ricerca macroeconomica di ING – ma i rischi restano elevati, sia per la crescita che per l’inflazione”.

In Germania il Pil crescerà appena dello 0,2% quest’anno e dell’1,1% nel 2026, mentre in Francia la dinamica resta debole (+0,6% nel 2025 e +0,9% nel 2026), frenata da tensioni politiche e incertezza sulla politica fiscale.

Il confronto con la Fed e il ruolo di Lagarde

La prudenza della Bce si distingue dal percorso intrapreso dalla Federal Reserve americana, dove il rallentamento del mercato del lavoro e il rischio di recessione hanno convinto molti analisti a prevedere due ulteriori tagli dei tassi entro la fine dell’anno.

Christine Lagarde, in un intervento del 30 settembre, ha sottolineato come “i rischi legati alle barriere commerciali statunitensi restino contenuti per l’Eurozona”, aggiungendo che la politica monetaria europea “rimane orientata alla stabilità e alla fiducia”.