Bce: tassi fermi a 0,75%. Draghi: euro forte? Non ci riguarda

7 Febbraio 2013, di Redazione Wall Street Italia

FRANCOFORTE (WSI) – Mario Draghi si caccia nella tana del lupo. Come previsto dagli analisti, nonostante il recente rafforzamento dell’euro la Banca Centrale Europea ha deciso di mantenere invariato allo 0,75% il costo del denaro nell’Eurozona. Al termine del consiglio mensile di politica monetaria, sono rimasti intatti anche il tasso marginale sui prestiti overnight, all’1,50%, e sui depositi, allo zero. I tassi sono stabili allo 0,75% da luglio dell’anno scorso, quando fu apportato un allentamento di un quarto di punto percentuale.

Al via la consueta e attesissima conferenza stampa del governatore dell’istituto centrale.

Rispondendo alle domande dei giornalisti sull’apprezzamento dell’euro – che la scorsa settimana è arrivato fino a $1,37 e che sta alimentando non pochi timori sull’impatto sulle esportazioni – il numero uno della Bce ha detto che il rialzo della moneta unica è un segnale di fiducia che torna nell’area euro; allo stesso tempo, ha precisato, “dobbiamo chiederci se riflette i fondamentali e nel medio-lungo termine riteniamo che sia così”. Ma è importante sottolineare, fermo restando che la Bce vigilerà sulla situazione, che “il tasso di cambio non rientra nei target” dell’istituto di Francoforte e “non è nei nostri obiettivi”. Anzi, “i rafforzamenti della moneta unica contribuiscono a ridurre i rischi inflazionistici dell’Unione valutaria”, fa notare.

E infatti lo scenario è un per un allentamento dell’inflazione, come ha detto Draghi all’inizio della conferenza stampa. “Le pressioni inflazionistiche dovrebbero rimanere contenute anche in futuro e sotto controllo, con una discesa sotto il 2% – afferma il banchiere – Per quanto riguarda le aspettative di inflazione sia nel medio che nel lungo termine, riteniamo che ci sarà via via in calo”.

Ma mentre il numero uno della Bce parla, non è all’inflazione a cui gli investitori pensano, quanto alla deflazione. Proprio per questo motivo l’euro registra un forte scivolone, attestandosi anche sotto la soglia a $1,35 e perdendo una figura. I timori sulla deflazione sono scatenati dal fatto che Draghi ha confermato che i rischi sull’Eurozona continuano a essere “al ribasso”.

Altra domanda che non poteva non essere rivolta a Draghi è stata relativa alla vicenda Monte dei Paschi di Siena e al ruolo svolto dal banchiere fiorentino quanto era alla guida di Bankitalia. Draghi ha risposto prontamente difendendo a spada tratta l’operato dell’istituto. “Bankitalia ha fatto tutto quello che poteva fare, ha fatto il suo dovere su Monte dei Paschi di Siena. La nostra posizione “è stata pulita” e anche “l’Fmi ha riconosciuto l’efficacia della supervisione di Bankitalia”, che ha agito “bene e tempestivamente”.

Di fatto, “è stata la Banca d’Italia a fornire alla magistratura i documenti” in base ai quali sono partite le indagini giudiziarie. E in ogni caso l’istituzione di Via Nazionale “non ha poteri di polizia”. Ad ogni modo “ora la Banca d’Italia ha fornito un resoconto dettagliato su tutta la storia, dove si può vedere che Banca d’Italia ha fatto tutto quel che doveva fare in maniera appropriata e tempestivamente. E se non vi basta ci sta anche la squadra del fondo monetario internazionale” che ha effettuato una valutazione sul sistema bancario italiano, nella cui versione preliminare si afferma tra l’altro sempre che Bankitalia ha assunto le azioni appropriate, “e che la vigilanza è stata aumentata” in maniera idonea.

Spetterà ora alla banca senese “portare avanti il programma di ristrutturazione, ritornando in salute e in grado di generare profitti”, ha aggiunto Draghi, ricordando di aver firmato “entrambe le ispezioni su Mps” quando era presidente di Bankitalia, organismo che, ha sottolineato, “non ha poteri di intervento politico o giudiziari”. In ogni caso, una delle lezioni da trarre sul caso Mps è che “se l’istituzione di vigilanza avesse avuto più poteri, questo avrebbe aiutato”.

Sull’economia dell’Eurozona, Draghi ha confermato l’obiettivo della ripresa nella “seconda parte del 2013”, mentre “la debolezza resterà per la prima parte dell’anno”. I rischi al ribasso, inoltre, permangono.

La “politica monetaria – sottolinea poi – rimane accomodante” (il che fa riflettere, visto che invece agli occhi di molti, se paragonata alle strategie della Fed e della Bank of Japan, tale politica sembra tutto fuorché accomodante”.

Draghi lancia di nuovo l’appello sulla necessità di riforme strutturali da parte dei governi, che devono anche ridurre gli squilibri fiscali. Finora le riforme stanno portando buoni frutti, ha aggiunto, ma è necessario che le riforme investano in particolare il mercato del lavoro.

“Molte sono le banche che hanno ripagato” i prestiti erogati in occasione dei LTRO – con cui la Bce ha finanziato gli istituti – continua Draghi, aggiungendo che tale fattore “ha aiutato a riportare la fiducia sui mercati”. Necessario comunque “rafforzare i bilanci delle banche per renderle più autonome”. Cruciale la creazione di un meccanismo di supervisione unico.

Tornando alla decisione sui tassi, nessuno dei 75 economisti interpellati da Reuters in un sondaggio pubblicato la scorsa settimana si era espresso per un taglio del costo del denaro. Dal sondaggio, inoltre, emerge la convinzione che l’istituto centrale non opererà manovre sui tassi almeno fino a luglio 2014.

L’Europa sta pagando a caro prezzo le promesse del banchiere fiorentino per mettere al sicuro l’euro. Da quando il presidente della Bce ha parlato di ‘contagio positivo’, segnalando che il peggio della crisi potrebbe essere alle spalle, la moneta unica e’ balzata ai massimi di 14 mesi contro il dollaro.

Il rincaro dell’euro minaccia di compromettere la ripresa dei paesi piu’ fragili e indebitati della regione, i cosiddetti Piigs. Le banche hanno alimentato il rally della valuta restituendo piu’ soldi del previsto delle somme avute in prestito dall’istituo di Francoforte a tassi vantaggiosi.

Il miglioramento economico dell’Eurozona rischia di rimanere strozzato sul nascere. Draghi cammina su un filo molto sottile: i suoi tentativi di aumentare la fiducia nell’area disastrata dell’euro, senza pero’ incoraggiare un’euforia ingiustificata stanno riscontrando risultati alterni.

Il tutto mentre le altre banche centrali continuano a promettere politiche monetarie accomodanti per diversi anni a venire, indebolendo yen e dollaro. E’ in atto una guerra valutaria e la Bce non ha altra scelta se non quella di parteciparvi e fare il possibile per tenere sotto controllo l’euro.