Bce, Praet: “Ritorno alla lira? Costi enormi per i più poveri”

24 Marzo 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Ritornare alla lira avrebbe costi enormi e i poveri ne soffrirebbero più di tutti. A dirlo Peter Praet, capo economista della Banca centrale europea nel corso di un’intervista a Il Sole 24 Ore.

“L’alternativa nostalgica secondo cui tutto andrà a posto con il solo ritorno alla lira equivale a imbrogliare la gente. Il costo di un cambiamento di regime monetario sarebbe enorme e i poveri sarebbero la parte della popolazione che ne soffre di più”.

Secondo Praet in Italia ci sono problemi reali  come nel sistema dell’istruzione, nella partecipazione femminile alla forza lavoro, nella preparazione della manodopera, nella qualità della pubblica amministrazione e nella diffusione delle tecnologie.

“Il miglioramento in queste aree creerà ricchezza e questa ricchezza dev’essere inclusiva,  per evitare un’altra fonte di populismo. È meglio guardare alla lista di riforme dell’Ocse: alcune sono state adottate e stanno producendo risultati, ma la lista delle cose da fare è ancora molto lunga”.

Dal canto suo cosa può fare la Bce secondo Praet?

“Noi dobbiamo avere successo nelladempiere al nostro mandato di mantenere la stabilità dei prezzi nel medio termine, creando in questo modo creando le condizioni per una crescita sostenibile. Dobbiamo continuare a essere una fonte di stabilità in una situazione di volatilità. Il nostro mandato è limitato. Le politiche strutturali non rientrano nei nostri compiti, ma sono la responsabilità dei Governi (…) leconomia sta andando meglio, la ripresa si sta rafforzando e ampliando, sia fra i Paesi, sia fra i settori. In Italia la situazione è migliorata da un punto di vista ciclico, ma la crescita è tuttora un modesto 1%, il che mostra un problema di crescita potenziale, un segno di problemi strutturali acuti. Le nostre politiche hanno stabilizzato l’area euro, stiamo vedendo risultati e il rischio di deflazione non c’è più. Siamo più fiduciosi sulla crescita. Ma le prospettive dell’economia sono ancora dipendenti dal mantenimento di un elevato grado di stimolo monetario”.