BCE: l’eredità difficile di Draghi. E ora che succede?

25 Ottobre 2019, di Mariangela Tessa

L‘ultimo meeting della BCE sotto l’egida di Mario Draghi non ha riservato sorprese agli investitori. I tassi sono rimasti invariati, mentre i mercati hanno continuato a concentrarsi sul nuovo ciclo di acquisti di asset che inizierà il mese prossimo.

“Ma il mandato di Draghi presso la BCE – come sottolinea Andrea Iannelli, Investment Director per l’obbligazionario Fidelity International – è stato tutt’altro che prevedibile e le sue decisioni continueranno a influenzare i mercati e l’assetto europeo anche dopo che Christine Lagarde avrà raccolto il testimone.
Draghi lascia la BCE come “salvatore dell’euro”, dopo aver aiutato la zona euro a risalire la china con il suo ormai famoso discorso “whatever it takes” nel 2012. A ciò si sono aggiunti una serie di tagli dei tassi e un programma di quantitative easing espansivo, volto ad affrontare la crisi del debito europeo e a stabilizzare i mercati obbligazionari periferici. Probabilmente, la BCE si è trasformata in un’istituzione molto diversa sotto la guida di Draghi, diventando essenzialmente il “creditore di ultima istanza” e introducendo nuovi strumenti per sostenere l’economia della zona euro ancora in difficoltà”.

BCE, bilancio più che raddoppiato dal 2011

Dopo la prima tornata di QE, quando la banca centrale ha acquistato obbligazioni sovrane e corporate della zona euro, la BCE è diventata uno dei maggiori detentori di reddito fisso europeo a livello globale. Il suo bilancio è più che raddoppiato dal 2011 e si attesta ora a 4.700 miliardi di euro. Ha inoltre continuato a tagliare i tassi dopo aver infranto il tabù psicologico del limite inferiore a tasso zero.
Dopo l’ultimo taglio effettuato a settembre, il tasso di deposito applicato alle riserve delle banche europee presso la BCE è ora al minimo storico di -50 punti base e si prevede un ulteriore calo. Draghi ha utilizzato altri strumenti non convenzionali, come le linee guida esplicite, il tiering sui depositi e considerevoli iniezioni di liquidità, per sostenere i mercati europei e l’economia della zona euro.

“Per molti versi, queste operazioni sono state un successo. La crescita sarà ancora forse modesta, ma l’economia dell’Eurozona si è ripresa dalla crisi e, sebbene vi siano ancora rischi negativi, gli scenari peggiori sono stati evitati. I mercati devono ringraziare la BCE per la determinazione con cui è intervenuta.
Al culmine della crisi del debito europeo, i Paesi periferici in particolare non hanno avuto accesso ai finanziamenti, con i livelli di spread sul debito italiano, spagnolo, portoghese e greco che hanno raggiunto il massimo storico.
Le ricadute sull’economia reale sono state repentine, in quanto la grande quantità di titoli governativi emessi da Paesi in difficoltà detenuti dalle banche ha compromesso la loro capacità e disponibilità a concedere prestiti, mettendo a dura prova la liquidità del sistema” ha continuato Iannelli, aggiungendo che il nuovo Presidente della BCE, Christine Lagarde, porterà il peso dell’eredità di Draghi con poche munizioni rimaste e un crescente malcontento all’interno del Consiglio direttivo riguardo all’ultimo programma QE. “Dovrà usare tutte le sue capacità politiche per navigare in acque ancora travagliate, tra guerre commerciali e un’economia interna in rallentamento”.

Cosa succederà nel dopo Draghi?

Sul fronte della politica monetaria, gli esperti di Fidelity si aspettano una continuità e che la nuova leadership della BCE rimanga accomodante. “Mentre una nuova “crisi sovrana” non è attualmente nel radar, è improbabile che l’ultima tornata di acquisti di asset si riveli sufficiente, data la debolezza dell’economia.
Ci aspettiamo quindi che la BCE intensifichi i propri sforzi. Gli investitori dovrebbero aspettarsi un aumento degli acquisti di asset, un bilancio più consistente e tassi ancora più bassi, ma senza un’immediata ripresa economica”.

 Per Andrew Wilson, CEO EMEA e responsabile globale Fixed Income di Goldman Sachs Asset Management (GSAM),  “la BCE non taglierà nuovamente i tassi nel breve termine; tuttavia riteniamo che la politica monetaria dell’Eurozona sarà accomodante ancora per molto.
Qui andranno affrontati rischi macroeconomici di downside, idiosincratici e di natura internazionale come scarsa crescita demografica e contrazione della domanda estera, che ha avuto un impatto sul settore manifatturiero tedesco. Pertanto riteniamo che la recente sottoperformance dei tassi europei sarà probabilmente limitata”.