Bce lascia tassi invariati allo 0,75%. Draghi: rischi al ribasso

10 Gennaio 2013, di Redazione Wall Street Italia

FRANCOFORTE (WSI) – La Bce ha lasciato i tassi invariati allo 0,75%, ovvero al minimo storico. La decisione è stata presa all’unanimità. Confermate le stime del consensus, con la maggior parte degli analisti che aveva previsto un nulla di fatto. Solo pochi esperti avevano puntato su un taglio del costo del denaro.

L’inflazione scenderà al di sotto del 2%” e rimarrà inferiore a tale livello “per tutto il 2013”. E’ quanto ha detto il presidente della Bce Mario Draghi, nella conferenza stampa successiva alla decisione sui tassi di rifinanziamento.

Draghi ha precisato che “la debolezza economica del 2012 continuerà anche nel 2013” e che i rischi sull’economia “restano sbilanciati al ribasso”, ma “più in avanti l’attività dovrebbe gradualmente riprendersi. Il numero uno dell’Eurotower ha affermato che non c’è stato alcun tentennamento nel lasciare i tassi fermi, smorzando la speculazione sulla possibilità di tagli in futuro.

Nel corso dell’anno, si assisterà dunque a “una ripresa graduale” e sarà “la politica monetaria accomodante che aiuterà la crescita”. Attenzione, in ogni caso: “non vediamo certo segnali di ripresa forte o anticipata”, ha avvertito il presidente della Bce Mario Draghi. “Non ci sono margini di esuberanza. E del resto non mi pare che ci sia esuberanza, semmai assistiamo ad una normalizzazione”. Precisamente, vi sono “qua e là” alcuni segnali di miglioramento del quadro ma sono “esempi limitati e contenuti”, ha aggiunto.

Il banchiere fiorentino ha rivolto di nuovo un appello ai governo perché “riducano gli squilibri fiscali e strutturali”. Tra i rischi, esiste anche che ci sia infatti una “lenta attuazione” delle riforme adottate.

La fiducia dei mercati è migliorata in modo significativo”, ma alla Bce “non stiamo pensando ad una exit strategy” dalle varie misure anticrisi approntate nei mesi passati”. Sui notevoli miglioramenti degli spread, il banchiere ha affermato che i cali devono essere blindati con sforzi che puntino al “risanamento dei conti”. In ogni caso, è evidente che “rendimenti e tassi sui Cds sono significamente più bassi”.

Nel discorso è stato affrontato anche il problema delle banche che continuano a non erogare sufficienti prestiti, a causa del permanere delle dinamiche di rischio. “La crescita del credito” nell’Eurozona “resta debole, largamente dovuta alla dinamica del ciclo economico”, ha detto Draghi. In ogni caso, nelle ultime settimane e mesi i depositi presso le banche dei paesi periferici sono risaliti e per Draghi questo è un fattore che mette in evidenza il miglioramento dei fondamentali dell’Eurozona. E, in definitiva, “assisteremo a condizioni del credito migliori nel 2013”.

Il principio di una Bce che parla “con una sola voce è essenziale, e mi sembra mercati l’abbiano capito molto bene”, ha detto ancora Draghi, a cui un giornalista ha fatto una domanda sull’ipotesi di pareri discordanti all’interno del direttorio dell’Eurotower. “Alla fine quello che conta è la forza dell’Eurosistema e delle banche centrali quando attuano quello che viene deciso”, ha affermato.
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FRANCOFORTE (WSI) – Al direttorio di un mese fa Draghi sembrava aver lanciato segnali di possibili orientamenti più accomodanti sul costo del danaro, ma non fino al punto da indicare con chiarezza l’intenzione di tagliare i tassi a gennaio. Per spingere la Bce a ridurli, secondo alcuni analisti, nell’immediato ci vorrebbero inattesi marcati peggioramenti delle indagini sull’attività economica. Oppure più a medio termine ci vorrebbe l’assenza di ripresa economica.

Peraltro i margini di riduzione sono quelli che sono: meno di un punto percentuale pieno. E la Bce potrebbe ritenere prudente conservare questa limitata capacità di intervento per eventuali nuovi peggioramenti del quadro.

I tassi di interesse sono il principale strumento con cui le banche centrali possono cercare di controllare l’inflazione.

Aumentandoli, fanno salire a cascata tutti i costi dei prestiti bancari e rendo così più ‘costoso’ il danaro scoraggiano gli aumenti dei prezzi. Ma al tempo stesso tendono a frenare investimenti e attività economica. Per questo la manovra opposta, i tagli dei tassi, viene ritenuta espansiva, ossia favorevole alla crescita.

Infine, oggi buona parte dell’attenzione dei media verrà magnetizzata dalla cerimonia di presentazione della nuova banconota da 5 euro, che verrà presenziata dallo stesso presidente Draghi alle 16 e 30. Sarà la prima della nuova serie di banconote in euro che si è deciso di lanciare, destinate a sostituire con molta progressività quelle attualmente circolanti. (TMNews)

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ROMA (WSI) – Il conto alla rovescia è finito. Oggi si terrà la prima riunione del Governing Council della Bce e, a seguire, consueta conferenza stampa del presidente dell’Eurotower, Mario Draghi. Gli economisti non si attendono novità sul fronte del costo del denaro che dovrebbe restare inchiodato allo 0,75%, il minimo storico. Un cambiamento di scenario rispetto a quanto lasciava prospettare il dopo riunione della Bce del mese di dicembre, quando i tagli alla previsioni medie di crescita economica del Pil dell’Eurozona (-0,5% nel 2012 e 2013) e la discussione, nel Consiglio dei Governatori su un eventuale sforbiciata ai tassi di interesse, avevano portato il mercato a prevedere una nuova riduzione del costo del denaro già dal mese di gennaio.

Peccato che nel bene e nel male, la Grecia, almeno della rappresentazione storica, resta l’ombellico dell’Eurozona e che la Spagna, l’Irlanda, il Portogallo e l’Italia siano sempre in bilico fra l’inferno e il paradiso. Tutto questo osserva Andrew Bosomworth, alla guida del team di investimento di PIMCO in Germania alimenta l’asimmetria di liquidità in Europa. Fuori dal coro c’è poi chi come Mark J. Grant, autore del libro “Out of the Box Into Wall Street”, denuncia che le decisioni di politica economica assunte dalla Bce l’anno scorso sono state inadeguate. Le riassume in tre parole: “rinvio, Draghi e contabilità“. “Lungo queste tre direttive si è mosso il 2012, e rappresentano l’essenza di quello che potrebbe accadere anche quest’anno”, denuncia l’esperto, sottolineando come il 2013 sia stato iniziato allo stesso modo di come abbiamo lasciato quello passato.

“Non solo la Bce, ma anche la Fed ha dovuto negli ultimi dodici mesi assumere decisioni fondamentali: se l’hanno fatto è perché non c’è politicamente una vera leadership che sappia affrontare le difficoltà attuali”, prosegue l’esperto spiegando il concetto di rinvio. Ma le osservazioni più forti arrivano quando nomina lui Mario Draghi, che riconosce che abbia fatto notizia per il suo discorso di luglio quando disse che la Bce era pronta a tutto per salvare l’euro, ma in fondo quello che conta anche qui è il disegno politico.

Come dire quelle parole avranno anche fatto effetto, ma quest’anno potrebbero non essere più così fondamentali. Ultimo punto i conti che ancora non tornano. Grant non apprezza la politica del denaro facile dell’Eurotower. Pur riconoscendo che tutto questo nel 2012 ha contribuito a calmierare gli spread, adesso è tempo di agire sulla strada del rientro del debito pubblico, altrimenti – dice- si entra in un circolo vizioso: quello di chiedere denaro e di accordarlo a piene mani. “La promessa di Draghi non è ancora stata davvero testata – nessuno ha fatto richiesta del programma OMT – ma di sicuro sarà messa alla prova quest’anno”. Si salvi chi può.