BCE, già finito il ciclo dei tagli: tassi fermi oggi mentre nel 2026 potrebbero tornare a salire
Fonte: getty
BCE alla finestra. L’economia dell’Eurozona ha mostrato una capacità di tenuta superiore alle attese e l’inflazione continua a muoversi su livelli considerati compatibili con l’obiettivo di medio termine. In questo contesto, il Consiglio direttivo della Banca centrale europea si appresta a concludere la riunione di politica monetaria senza scossoni, lasciando il costo del denaro invariato, con il tasso sui depositi al 2%. Una decisione ampiamente attesa dai mercati, che riflette un quadro macroeconomico giudicato complessivamente equilibrato e privo, almeno nel breve periodo, di pressioni tali da giustificare interventi correttivi.
Accanto alla decisione sui tassi, l’attenzione degli operatori si concentra sulle nuove proiezioni macroeconomiche elaborate dallo staff della Bce. L’aspettativa diffusa è per un miglioramento delle stime, in linea con quanto lasciato intendere dalla presidente Christine Lagarde, che nei giorni scorsi ha sottolineato come la congiuntura europea si sia dimostrata più resistente del previsto agli shock esterni. Un messaggio che, secondo le stime, pare destinato a trovare spazio anche nella conferenza stampa successiva alla riunione, insieme alla conferma dell’approccio “data dependent” e della piena opzionalità della politica monetaria.
Tassi fermi, ma quadro in evoluzione
Sul fronte delle decisioni immediate, il consenso tra gli analisti appare solido. Geoff Yu, Senior Markets Strategist di BNY, prevede che “la BCE mantenga i tassi invariati, ma anche che riveda al rialzo le previsioni economiche, come anticipato dalla Presidente Lagarde durante un intervento a Londra lo scorso dicembre”.
Nel complesso, tuttavia, secondo BNY “la produzione dei servizi e l’inflazione sembrano destinate a rimanere su livelli relativamente elevati”, un elemento che “richiederà un adeguamento della visione di politica monetaria della BCE”.
Il tema del rafforzamento dell’euro resta sullo sfondo. Sempre Yu sottolinea che “La tolleranza nei confronti di un rafforzamento dell’euro aumenterà probabilmente con l’ultima serie di proiezioni dello staff”, un passaggio che si inserisce nel più ampio dibattito sulla divergenza con la politica monetaria statunitense. Negli Stati Uniti, infatti, la Federal Reserve appare orientata a proseguire con i tagli dei tassi, anche alla luce delle pressioni politiche e del cambio al vertice atteso nei prossimi mesi. Il rischio, per l’Eurozona, è quello di un ulteriore apprezzamento della moneta unica, che già scambia sopra quota 1,17 contro dollaro.
Mercati in attesa e comunicazione sotto osservazione
Dal punto di vista dei mercati finanziari, l’appuntamento con la Bce non dovrebbe produrre reazioni significative. Maximilian Wienke, market analyst di eToro, osserva che la decisione odierna della BCE “difficilmente sarà in grado di muovere i mercati. Ci si aspetta che la banca centrale lasci i tassi di interesse invariati, con poche giustificazioni per aggiustamenti in entrambe le direzioni”.
Ne deriva che “le reazioni dei mercati dovrebbero rimanere contenute”, in un contesto in cui “Un po’ di noia potrebbe in realtà essere il miglior regalo di Natale per i mercati in questo momento”.
Più che la decisione in sé, a catturare l’attenzione sarà la comunicazione della presidente Lagarde. Secondo Wienke, “è probabile che rimanga deliberatamente vaga per evitare di esporre le crescenti divisioni all’interno del Consiglio direttivo”.
Divisioni che emergono soprattutto sul tema delle prossime mosse:
“Sebbene Isabel Schnabel abbia già segnalato che la prossima mossa sui tassi potrebbe benissimo essere un rialzo, molto continua a indicare un periodo prolungato di tassi invariati”.
Sullo sfondo restano le fragilità strutturali dell’economia europea, dal settore industriale sotto pressione ai costi energetici elevati, fino al peso della regolamentazione, fattori che, come ricorda Wienke, “contano molto di più per la crescita di lungo periodo rispetto a qualsiasi aggiustamento dei tassi nel breve termine».
Le nuove proiezioni e il messaggio dei “falchi”
Le stime macroeconomiche tornano dunque al centro del dibattito. Le proiezioni dello staff della BCE di giugno prevedevano una crescita media dello 0,9% nel 2025, dell’1,1% nel 2026 e dell’1,3% nel 2027, con un’inflazione headline media del 2,0% nel 2025, dell’1,6% nel 2026 e del 2,0% nel 2027.
Kevin Thozet, membro del comitato investimenti di Carmignac, evidenzia che “diversamente da quanto previsto per la FED, i mercati non si attendono che la Banca Centrale Europea tagli i tassi di interesse nel meeting di oggi”. La narrativa prevalente è che “il ciclo di riduzione dei tassi sia in larga parte terminato” e che la crescita europea dipenda sempre più dalla politica fiscale. Non manca chi “arriva persino a ipotizzare che la BCE possa perfino ricominciare ad alzare i tassi di riferimento entro la fine del 2026”.
Secondo Thozet, le nuove proiezioni, che includeranno ora anche il 2028, dovrebbero indicare “una crescita superiore al potenziale, più vicina all’1,4%, e un’inflazione al 2%, ossia in linea con il target”. Un quadro che invia “un messaggio duplice”: da un lato la conferma che l’Eurozona è sulla strada giusta, dall’altro l’invito agli investitori a prepararsi “a un percorso di politica monetaria più restrittivo”. Le revisioni rifletteranno anche dati congiunturali più solidi, con un terzo trimestre migliore delle attese e segnali favorevoli per il quarto trimestre.
Inflazione, salari e incertezze strutturali
Sul fronte dei prezzi, le analisi restano articolate. Thozet ricorda che l’inflazione è ancora attesa sotto il target nel 2026, anche per effetto dell’energia e del rallentamento dei servizi, mentre “i salari restano una fonte di incertezza e di dibattito”.
Un tema ripreso anche da Karsten Junius, Chief Economist di J. Safra Sarasin, che commenta il tono “da falco” delle recenti dichiarazioni di Isabel Schnabel. Junius riconosce che “l’economia abbia dimostrato una notevole resilienza”, ma invita alla cautela, sottolineando che “il credito sta crescendo appena in termini reali” e che la domanda di prestiti resta modesta.
Secondo J. Safra Sarasin, l’inflazione dei servizi dovrebbe moderarsi con l’indebolimento del mercato del lavoro, portando l’inflazione complessiva “a stabilizzarsi al di sotto del 2% il prossimo anno”.
Anche le proiezioni della Bce, che indicano un’inflazione media dell’1,7% nel 2026 e dell’1,9% nel 2027, presentano a loro avviso rischi al ribasso, complice il calo dei prezzi energetici e gli effetti disinflazionistici di un euro forte.
Il percorso futuro e lo sguardo al 2026
È proprio sul percorso futuro che si concentra una parte crescente del confronto degli analisti. La riunione attuale sembra destinata a rafforzare l’idea di una Bce “in una buona posizione”, pronta a mantenere i tassi invariati per un periodo prolungato.
PIMCO parla di un’“area Goldilocks”, con il tasso sui depositi al 2% considerato “il punto medio di un intervallo di politica neutrale”. Le proiezioni di crescita e inflazione, secondo la casa di gestione, non giustificano cambiamenti significativi nel breve termine.
Guardando al 2026, tuttavia, gli scenari restano aperti. Da un lato, alcuni osservatori ipotizzano un ritorno a politiche più restrittive entro la fine dell’anno, se la crescita dovesse consolidarsi sopra il potenziale. Dall’altro, la maggioranza delle analisi converge sull’idea che il ciclo di tagli sia già concluso e che la Bce preferisca preservare margini di manovra, intervenendo solo in presenza di shock rilevanti. In questo equilibrio delicato, la politica monetaria continuerà a muoversi riunione per riunione, con le proiezioni come bussola principale e il 2026 come primo vero banco di prova di una nuova fase post-allentamento.