Bce: Draghi sfida Schaeuble con appoggio degli Usa

15 Luglio 2015, di Redazione Wall Street Italia

FRANCOFORTE (WSI) – Gli Stati Uniti intervengono a gamba tesa nella crisi greca. Il Segretario del Tesoro Jack Lew vedrà Mario Draghi a Francoforte, un giorno prima della riunione consueta di politica monetaria sui tassi di interesse.

Più che sul costo del denaro, che verrà al 100% mantenuto invariato ai minimi storici, l’attenzione di mercati e osservatori sarà sulla Grecia e sul programma di Quantitative Easing.

Ieri il membro del Consiglio Merck, un falco, ha assicurato che il programma rimarrà in vigore fino ad almeno settembre 2016, come già preannunciato da Draghi.

L’accordo stretto a Bruxelles che dovrebbe spianare la strada a un terzo bailout di Atene è stato giudicato “insensato” e pieno di falle da economisti e Fmi, che pretende una riduzione più netta del debito insostenibile in cambio degli aiuti.

Tuttavia, vista l’intesa, la Bce può continuare a sostenere le banche greche con fondi di emergenza ELA e può permettersi di non varare ulteriori misure straordinarie di stimolo monetario.

Le vere novità potrebbero riguardare i prestiti di emergenza per Atene. LE indiscrezioni su uno scontro tra Draghi e Wolfgang Schaeuble, ministro tedesco delle Finanze, dimostrano che la Bce ha in qualche modo cercato di ridimensionare la posizione intransigente dei falchi dell’area euro.

Quanto al limite applicato ai prestiti concessi alle banche, è fissato per il momento a 89 miliardi di euro. L’istituto centrale ha inoltre alzato il collaterale richiesto alle società come garanzia. Se il parlamento greco approverà tempestivamente il pacchetto di riforme, la banca centrale sarà in grado magari di aumentare i canali di liquidità straordinaria al sistema bancario. O per lo meno di rivedere i limiti. Ma non è scontato.

Un’altra misura che Draghi potrebbe intraprendere è l’innalzamento del tetto per le emissioni di bond greci a breve termine. A febbraio il limite era stato stabilito a un massimo di 15 miliardi. L’obiettivo evidente era evitare che le banche elleniche usassero la liquidità ottenuta a condizioni favorevoli per acquistare titoli di Stato e aumentare il rischio di crisi sistemica e i pericoli di un effetto domino. Inoltre da statuto la Bce non può fornire aiuti statali, come la Bundesbank non perde occasione di ricordare.

Sul fronte del QE, secondo ben May di Oxford Economics “se dovesse peggiorare la situazione economica o se effettivamente dovesse verificarsi un’uscita della Grecia dall’Eurozona”, la Bce “potrebbe esprimere la volontà di anticipare o aumentare gli acquisti di titoli di Stato”.

Nella sua preview sulla riunione di luglio, Citigroup osserva che “i dati europei sono migliorati ma i rischi sono indubbiamenti aumentati”. A Draghi non rimangono molte opzioni, “dovrà riconoscere i miglioramenti interni ma anche i rischi al ribasso”.

Dall’ultima riunione della Bce la crescita ha preso slancio in Francia, Spagna e Italia, mentre si è indebolita in Germania. Draghi manterrà un approccio cauto e visto il calo dei prezzi del greggio, “è possibile che mandi un messaggio più accomodante sull’inflazione”.

Cosa significa tutto questo per i mercati dei tassi di cambio? L’euro dovrebbe indebolirsi durante la conferenza stampa del banchiere romano.

Ovviamente molto dipenderà dal voto del parlamento greco. Se il pacchetto di riforme non sarà implementato, la reazione di mercato comprometterà anche le dichiarazioni ottimiste di Draghi. Naturalmente, la cautela sarà ancora maggiore”.

“La direzione che l’euro seguira sarà la stessa, ma la magnitudine dei cali sarà diversa”.

Sui mercati del reddito fisso, il Btp decennale testa il 2%. Il cinque anni è già sotto l’1%. È un segnale che il Quantitative Easing sta avendo i suoi primi effetti.

(DaC)