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Dopo il nulla di fatto della scorsa settimana, la BCE potrebbe tornare ad alzare i tassi di interesse. È questa l’opinione corrente delle principali case di investimento, che sono tornati a rivedere le stime sulla politica monetaria, passando da una postura attendista a una più aggressiva. Dopo mesi di attese per tassi invariati, Goldman Sachs, J.P. Morgan e Barclays ipotizzano dunque nuovi rialzi già dalla primavera, mentre i mercati prezzano probabilità crescenti di intervento.
Goldman Sachs cambia rotta: due rialzi in primavera
Ultima in ordine temporale, Goldman Sachs ha indicato che la Banca centrale europea potrebbe intervenire con due aumenti da 25 punti base nelle riunioni di aprile e giugno, rivedendo una previsione che fino a poco tempo fa indicava tassi invariati per tutto l’anno. La banca d’affari sottolinea come l’equilibrio macroeconomico europeo sia diventato più fragile a causa del rialzo del petrolio e delle tensioni geopolitiche, fattori che aumentano il rischio di una nuova accelerazione dell’inflazione.
Secondo gli analisti, “i rischi inflazionistici legati all’energia stanno tornando a dominare il quadro e rendono plausibile una risposta più restrittiva della BCE già nel breve termine”.
Il fronte delle banche d’investimento si allarga
Anche J.P. Morgan e Barclays hanno aggiornato le loro previsioni, indicando fino a tre rialzi complessivi nel 2026. Le due banche stimano aumenti da 25 punti base ad aprile, giugno e luglio, che porterebbero il tasso sui depositi fino al 2,75% entro fine anno. Morgan Stanley, invece, mantiene una visione leggermente più prudente e prevede interventi a giugno e settembre.
Durante il meeting di marzo, la presidente della BCE Christine Lagarde ha parlato di un contesto “significativamente più incerto”, lasciando intendere che il Consiglio direttivo resta pronto ad agire se le pressioni sui prezzi dovessero consolidarsi. Il tono è stato interpretato dai mercati come un segnale più “hawkish” rispetto alle comunicazioni precedenti.
Mercati divisi, ma cresce la probabilità di stretta
I dati di mercato indicano che gli investitori stanno gradualmente incorporando la possibilità di un rialzo già ad aprile. Le probabilità implicite si collocano intorno al 50% per la riunione primaverile e salgono fino all’80% per giugno, riflettendo l’incertezza legata all’andamento del conflitto e dei prezzi energetici.
Il presidente della Bundesbank Joachim Nagel ha dichiarato che “è concepibile un deterioramento delle prospettive di inflazione nel medio termine, che renderebbe probabilmente necessaria una politica monetaria più restrittiva”. Le sue parole rafforzano l’idea che la BCE sia pronta a reagire rapidamente in caso di persistenza delle pressioni sui prezzi.
Il dibattito sulla stagflazione resta aperto
Non tutti, tuttavia, condividono la lettura più aggressiva. L’ex presidente della BCE Jean-Claude Trichet ha sostenuto che l’istituto centrale sta agendo con prudenza, valutando i dati riunione per riunione e senza assumere impegni anticipati. Secondo l’ex governatore, il rallentamento della crescita europea non è ancora sufficiente per parlare di stagflazione.
Altri osservatori invitano alla cautela, evidenziando che un eccessivo irrigidimento potrebbe amplificare la debolezza ciclica. In questa prospettiva, alcuni economisti ritengono che l’istituto di Francoforte possa mantenere i tassi invariati, in contrasto con le aspettative di mercato.
Gli analisti concordano sul fatto che la durata del conflitto in Medio Oriente sarà l’elemento chiave per le decisioni della BCE. Un aumento persistente dei prezzi energetici potrebbe alimentare l’inflazione importata, riducendo al tempo stesso la crescita.
“Qualsiasi picco inflazionistico agisce naturalmente come freno all’economia, quindi è importante che la BCE non irrigidisca eccessivamente la politica monetaria”, osservano diversi strategist, sottolineando come il quadro resti estremamente fluido.
Dalla fase restrittiva ai tagli, fino allo stop di marzo
La traiettoria recente della politica monetaria dell’Eurotower parte dal picco raggiunto nel 2023-2024, quando il tasso sui depositi era stato portato intorno al 4% per contrastare l’impennata inflazionistica. Con il raffreddamento dei prezzi, la BCE ha avviato dal giugno 2024 un ciclo di allentamento graduale, realizzando una serie di riduzioni da 25 punti base che hanno complessivamente abbassato il costo del denaro di circa 200 punti base. Il processo di tagli ha portato il tasso sui depositi al 2% entro la metà del 2025, livello poi confermato nelle riunioni successive. È proprio su questo punto di equilibrio — dopo i tagli e prima di un eventuale nuovo ciclo restrittivo — che si innesta ora il cambio di aspettative dei mercati e delle banche d’affari.