Banche, Basilea 2: le verità nascoste

12 Maggio 2017, di Giovanni Falcone

Ormai giunto al capolinea della propria vita, un novantenne capostipite di una vecchia azienda vitivinicola, in punto di morte e con voce affaticata, rivolgendosi ai suoi quattro figli, raccolti attorno al letto del morituro ebbe a dire testualmente: “”Miei carissimi ed adorati figli, prima di morire voglio rivelarvi un segreto che mi tormenta da tanti anni. Voglio dirvi che il vino si ricava anche dall’uva.””

Ho ricordato questo aneddoto per dire che la verità, molto spesso, per interessi od opposte convenienze, viene frequentemente occultata anche per tempi illimitati.

I tanti scandali finanziari, non solo recenti e non solo nazionali, più di altri, hanno evidenziato in modo inequivocabile i perversi intrecci che sovente si concretizzano fra “Banca & Impresa”.

La comunità internazionale è corsa ai ripari e, nel giugno 2004, approvò il testo definitivo dell’accordo conosciuto come “Basilea 2” che introdusse, in primo luogo, i requisiti patrimoniali minimi del mondo bancario in funzione dei rischi assunti nell’esercizio del credito alla clientela.

In altri termini, con tale accordo, si impose alle banche di migliorare la qualità degli impieghi, senza per questo, ridurre l’esercizio del credito in danno delle piccole e medie imprese, come da più parti paventato. Per ottenere tale risultato, bisognava migliorare il rapporto fiduciario fra banca ed impresa, basandosi in primo luogo su una maggiore e più qualificata trasparenza dei dati di bilancio esposti in contabilità. In tal senso, venne introdotto il “rating interno” all’impresa, che avrebbe tenuto conto del settore economico di appartenenza, della capacità di competere sul mercato nel rapporto qualità/prezzo, nel management, attribuendo un punteggio uniforme alle diverse classi di rischio.

Per le PMI, non sempre questo sistema di rating avrebbe potuto funzionare o essere sufficiente, posto che sono i fattori legati alla figura del singolo imprenditore che, in genere, a torto o a ragione, fanno fare la differenza.

Nella successiva pratica applicazione delle norme introdotte, non si può certamente dire che il meccanismo abbia funzionato. Da una parte è continuato, in talune realtà bancarie il c.d. “credito allegro” e dall’altra la incapacità del management di fare banca, hanno di fatto aumentato il calvario delle sofferenze, crediti incagliati o inesigibili portando in molti casi al default della stessa banca.

La stessa Cassazione è intervenuta recentemente in ordine alla “buona fede” del terzo nell’esercizio del credito a beneficio di aziende coinvolte in fatti di criminalità e riciclaggio[1], o ancora sulla responsabilità solidale della banca che finanzia aziende decotte o in dissesto[2].

In definitiva, l’esperienza maturata ci induce a dire che la insufficiente trasparenza contabile, l’assenza di informazioni adeguate può produrre, alla lunga, gravissimi danni alla tenuta del sistema economico e al clima di fiducia che dovremmo recuperare nel rapporto “Banca & Impresa”.

Necessita stabilizzare il sistema con una maggiore attenzione ai rischi di insolvenza dell’impresa, valutando nel modo più obiettivo possibile il “merito creditizio”.

Costringere la banca ad adeguare lo “stato patrimoniale” in funzione della propria esposizione creditizia, può rappresentare sicuramente un metodo per una maggiore responsabilizzazione nella gestione del credito e che in prospettiva, potranno meglio contenere fenomeni di default nelle obbligazioni emesse da grandi gruppi imprenditoriali.

Il metodo di fare impieghi imponendo alle imprese l’acquisto di obbligazioni emesse dalla stessa banca, che abbiamo visto nelle recenti “crisi bancarie”, non deve assolutamente ripetersi e la differenza la potrà fare soltanto la qualità dei controlli ad opera della Banca d’Italia.

Diversamente, con tutto il rispetto per gli accordi di Basilea 2, ci troveremo a ripetere ai nostri figli, nella veste di responsabili di una generazione vissuta sull’inganno, che il “… vino si ricava anche dall’uva.”

==============

 

[1] ANTIRICICLAGGIO: La buona fede del terzo secondo la Cassazione!

[2] http://www.giovannifalcone.it/articoli/visualizza_nl.php?id=572

 

===========

 

 

ARTICOLI CORRELATI

GLI OBBLIGHI ANTIRICICLAGGIO IN SEDE DI APERTURA DEL CONTO: Le linee guida del comitato di Basilea

BASILEA 3: La nuova disciplina prudenziale