Barclays, rumor sui tagli in Italia

26 Agosto 2016, di Laura Naka Antonelli

Il colosso bancario britannico Barclays è pronto a concludere diversi accordi nelle prossime settimane, al fine di allegerire il proprio bilancio. E’ quanto riporta un articolo del Wall Street Journal. A essere colpite, stando a una fonte sentita dal quotidiano, saranno la divisione retail in Italia e quella di carte di credito in Spagna.

La banca, ha aggiunto la fonte, è anche in “trattative avanzate con due offerenti per la sua franchising in Egitto”.

Nell’articolo del Wall Street si ricorda come Barclays avesse annunciato lo scorso dicembre di aver raggiunto un accordo per vendere la sua divisione di retail business a CheBanca, parte del gruppo bancario Mediobanca Banca di Credito Finanziario SpA.
La divisione impiega 400 persone ed è costituita da 89 filiali. La novità riportata dal Wall Street Journal è che Barclays sarebbe vicina ad annunciare il completamento di questa operazione, oltre che di altre.

Prosegue la strategia di riduzione di asset di Barclays, ma non solo.

In un precedente articolo dello scorso 3 agosto, sempre il Wall Street Journal ha fatto notare che le “grandi banche europee non hanno fatto mistero degli sforzi tesi a ridurre le loro dimensioni”, e che alcuni documenti mostrano “quanto profondi siano stati i loro tagli, soprattutto sulle divisioni legate a Wall Street.

Stando ai documenti della Sec, Barclays ha ridotto in particolare gli asset della sua divisione Usa, Barclays Capital, del 43%, tra la fine del 2013 e l’inizio di quest’anno. Gli asset della divisione broker-dealer Usa di Deutsche Bank sono stati tagliati del 30% nello stesso periodo di tempo, mentre la divisione di brokeraggio Usa di Credit Suisse è stata ridotta del 26%.

La strategia dei tagli si spiega sia con la necessità delle banche di rispondere al difficile contesto economico, sia alle nuove regole che arrivano dagli Usa.

La Fed ha introdotto infatti regole più severe sulle banche straniere, entrate ufficialmente in vigore lo scorso 1° luglio, e che saranno effettive fino a tutto il 2018.

Le banche europee avevano già iniziato a ridurre le divisioni broker Usa dopo la crisi finanziaria del 2008, e hanno poi accelerato di nuovo i tagli dopo il febbraio del 2014, quando la versione finale della normativa è stata resa pubblica.

Barclays ha dato il via anche oltre la divisione Usa. Nel mese di maggio di quest’anno ha iniziato a smobilizzare la quota in Barclays Africa e mercoledì, ha completato la vendita della divisione Barclays Risk Analytics and Index Solutions a Bloomberg per circa 615 milioni di sterline.

Jes Stanley, numero uno della banca, è stato chiaro nell’indicare l’obiettivo di vendere i prppri business no core il più velocemente possibile, e anche la divisione di gestione patrimoniale in Asia, entro quest’anno.

Così Repubblica scriveva in un articolo di quest’anno, nell’articolo “Barclays lascia il mercato creditizio italiano”:

“Barclays, la seconda banca del Regno Unito, lascerà il mercato creditizio italiano entro due anni ed è pronta a cedere il portafoglio dei prestiti (performanti e non), pari a 15 miliardi di dollari (13 miliardi di euro). Dopo aver lasciato già Spagna e Portogallo, la scelta di uscire dal mercato consumer italiano è coerente con la strategia di focalizzarsi sul settore investimenti e corporate banking e di riposizionarsi sui mercati statunitensi e inglesi. Una strategia già anticipata dalla cessione in dicembre delle 89 filiali italiane a Che Banca! (Mediobanca).

La responsabile Barclays per l’Italia Alessandra Perrazzelli aveva detto al quotidiano.

“Contiamo di concludere l’operazione in uno o due anni” ha detto la responsabile . “Tutto dipenderà dalle condizioni del mercato. Stiamo testando anche l’appetito degli investitori”. E ancora: “Barclays sta lavorando per semplificare i suoi business e concentrarsi in quelli più profittevoli, in cui essere competitivi con i colossi americani. In questo processo è coinvolta anche l’Italia, dove Barclays va molto bene nel settore del corporate-banking”.

Fonte CNBC

Altra fonte Wall Street Journal