Bankitalia, imprese diventano più pessimiste

12 Luglio 2010, di Redazione Wall Street Italia

(Teleborsa) – Imprese più pessimiste in Italia alla fine del secondo trimestre dell’anno. Lo rileva una indagine condotta dalla Banca d’Italia su un campione di 480 imprese. Il sondaggio ha evidenziato che una buona fetta di imprese, circa il 23,4% riporta un peggioramento nelle condizioni economiche generali, rispetto a chi ha invece riportato un miglioramento, che scende al 15,6%. Stabile il numero di coloro che non hanno rilevato modifiche evidenti alle condizioni generali. I giudizi circa le prospettive a breve termine del quadro congiunturale rimangono improntati alla cautela: oltre l’80 per cento delle imprese intervistate esclude o giudica poco probabile un miglioramento della situazione economica nel prossimo trimestre (sostanzialmente in linea con quanto registrato in marzo). Invece, l’11 per cento delle aziende con almeno 1.000 addetti ritiene che la probabilità di miglioramento sia superiore al 50 per cento. Le attese sul tasso d’inflazione al consumo per i prossimi dodici mesi si sono collocate all’1,7 per cento, in lieve crescita dall’1,4 del sondaggio precedente e sostanzialmente in linea con le previsioni degli analisti professionali sullo stesso orizzonte temporale. Anche le aspettative a 24 mesi sono leggermente cresciute, attestandosi al 2 per cento (1,8 nella rilevazione dello scorso marzo). Rimangono pressoché invariate le opinioni sulle condizioni di accesso al credito rispetto all’inchiesta di marzo: l’80 per cento delle imprese (79,1 nel sondaggio precedente) le considera immutate rispetto a tre mesi fa, mentre si riduce lievemente la quota di quelle che riportano un inasprimento (15,1 per cento dal 16,2 della precedente inchiesta). Giudizi meno sfavorevoli provengono dalle aziende di maggiore dimensione e da quelle con sede amministrativa al Sud e nelle Isole. Le attese a breve termine delle imprese sull’evoluzione dell’occupazione sono peggiorate rispetto al sondaggio di marzo. La quota di aziende che stimano una riduzione del numero di addetti si è confermata, per il nono trimestre consecutivo, superiore a quella che ne prevede un incremento;, soprattutto nell’area del Centro e del Sud.