Banche, Zingales: “Basta aspettare, governo intervenga come gli Usa”

4 Agosto 2016, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Lo Stato deve intervenire per salvare le banche iniettando 40-50 miliardi di euro di capitale per gli istituti in difficoltà. A dirlo Luigi Zingales, noto economista della University of Chicago in una lunga intervista al quotidiano Repubblica.

 “La situazione è così drammatica che non è più possibile perder tempo con soluzioni tampone caso per caso. Si rischia di andare all’infinito, ogni mese si apre una crisi. Servono decisioni forti, rapide e decisive. E’ il momento di un intervento statale per salvare le banche (…) L’Europa blocca gli interventi selettivi, mirati, anticoncorrenziali. Qui va fatto un intervento di sistema, un’iniezione di capitale diffusa e massiccia in tutte le banche, anche quelle sane, che permetta di seppellire la questione delle sofferenze e riattivare il credito. I soldi potrebbero venire dal Fondo salva-Stati che intervenne in Spagna”.

Zingales dà la sua ricetta per salvare le banche sull’esempio degli Stati Uniti quando nel 2008  il ministro Henry Merritt Paulson creò il fondo Tarp da 800 miliardi, con cui cercò in un primo tempo di intervenire sui mutui subprime – “l’equivalente delle nostre sofferenze” dice Zingales – ma presto si accorse che era impossibile.

“Come le sofferenze, era inestricabile la giungla delle garanzie, delle situazioni, insomma non si capiva il valore anche se i titoli erano già stati cartolarizzati. A maggior ragione il problema c’è in Italia dove le cartolarizzazioni bisogna farle ora: fatica a nascere un mercato di questi titoli perché non è chiara la qualità delle garanzie dietro le sofferenze. Negli Usa, si decise di intervenire direttamente nel capitale delle banche. E fu la soluzione della crisi”.

Allora quali sono le modalità d’intervento allora per il salvataggio delle banche italiane secondo Zingales? Sicuramente non attraverso il fondo Alante e simili che hanno sotteso un rischio, visto che subappaltano la riscossione dei crediti alle agenzie di recupero “che spesso usano metodi odiosi, con pesanti conseguenze sul piano sociale e politico”. La soluzione può essere un’altra.

“Come in America si emettono delle “preferred shares”, diverse dalle nostre privilegiate, e si entra in proporzione nel capitale di tutte le banche. Le azioni recano una clausola di redimibilità a valore predefinito. Dopo un anno le banche sane ricomprano le “preferred” pagando gli interessi allo Stato, in quelle che non ce la fanno le azioni precedenti si azzerano e le “preferred” si trasformano in ordinarie. Questa sì che è un’operazione di mercato, la selezione la fa il mercato (…) Un investimento statale importante, probabilmente senza precedenti, nel settore bancario. A quel punto le banche sono abbastanza forti da poter riassorbire in bilancio le sofferenze”.