Banche: un disarmante quadro dell’esercizio immorale del credito

12 Settembre 2017, di Redazione Wall Street Italia

Di Francesco Verolino

A volte, siamo spinti a leggere un fenomeno in modo puntuale, su episodi, ma a perdere di vista la complessità dell’insieme. I dati sul contenzioso bancario (in aumento vertiginoso), quelli sulla riduzione dei finanziamenti alle imprese, le numerosissime sentenze a favore di privati cittadini, risparmiatori o imprese, il crollo dei valori di Borsa, sono tutti fenomeni complessi che indicano un male profondo della nostra collettività: l’esercizio errato e immorale del credito e della gestione del risparmio.

Oggi però, questa fortissima anomalia si ripercuote sulla collettività in una modo molto più violento: l’emersione di illeciti, di poste dell’attivo inesistenti, e di indubbie perdite causate dalla crisi, genera patrimoni netti negativi, che la collettività deve “coprire” attraverso ricapitalizzazioni o partecipazioni statali di aziende in perdita.

Uno degli effetti di questa lunghissima crisi, che continua oramai da almeno un decennio è una fortissima demarginalizzazione delle attività economiche. La riduzione degli utili e la comparsa di perdite nei bilanci societari fa sì che, in molti casi si arrivi alla chiusura, alle liquidazioni o ai fallimenti.

Le banche non sono immuni a tale fenomeno e anzi pagano, nel tempo, lo scotto di strutture enormi sotto il profilo organizzativo e di una fortissima inadeguatezza nei modelli di valutazione, oltre che un inevitabile comportamento clientelare detenendo un potere, quello finanziario, da sempre di grandissimo interesse politico.

Questa demarginalizzaizone, associata ad una fortissima riduzione dei ricavi delle banche produce azioni correttive non consone: illeciti bancari come le modifiche unilaterali, l’usura, l’anatocismo. Necessari per far quadrare i conti. Indispensabili a mantenere invariati, nel breve termine, i livelli di redditività contabile.

L’esercizio immorale del credito è un fenomeno antico, che ritengo gravissimo perché l’economia reale deve avere a servizio una organizzazione finanziaria che favorisca lo sviluppo. Questo è nel ruolo sociale delle banche, questo è il primo contenuto etico degli istituti di credito, questo è quello che ne giustifica la vita nel lungo periodo. Questo è tutto quello che le banche hanno dimenticato da decenni.

Se la redditività di una banca deve essere giustificata da un algoritmo margini operativi leciti + illeciti – rischi di contenziosi = copertura di costi di struttura e utili agli azionisti, si entra in un meccanismo mostruoso e, appunto immorale.

Esiste giurisprudenza consolidata e chiara sull’anatocismo, sull’usura delle banche, sulle modifiche unilaterali. Perché le banche non iniziano a restituire i soldi ad imprese e risparmiatori? Gravissimo sarebbe un atteggiamento con cui si arriva a dire rubo, tanto poi con i tempi della giustizia forse tra 12 anni restituirò tutto, ma nel mentre metto a posto i bilanci con finti ricavi. Oppure giocare su una ipotesi probabilistica di attivazione di contenziosi che, oramai nel 75% dei casi le banche perdono.

The Wolf of Wall Street con Leonardo di Caprio ci ha mostrato uno spaccato della società americana dove venditori cedevano telefonicamente azioni di società con rischi elevatissimi, pur di guadagnare commissioni anche del 25%. Quel film mi ha colpito, ma dobbiamo ritenere che quell’atteggiamento appartenga da anni ai consigli di amministrazione e alle strutture direttive delle banche italiane, che, tuttora gestiscono i risparmi degli italiani e domani dovranno essere salvati dai contribuenti. Oggi operano di fatto senza alcun controllo e in totale assenza di moralità.