Banche tradizionali: quattro strategie Fintech tra cui scegliere

14 Maggio 2019, di Alessandra Caparello

Il Fintech è ormai la priorità delle banche e la domanda che ci si pone più spesso è quali approcci adottare per sfruttare appieno l’innovazione. A individuare le strategie alternative lo studio  “Banche e Fintech: strategie e modelli di business”, redatto da Nicola Ilario Sibilio, Marco Boero, Luca Salerno e pubblicato su Bancaria, la rivista mensile dell’Associazione Bancaria Italiana.

Lo sviluppo dell’Ict e il Fintech hanno comportato innovazioni di prodotto, di processo e organizzative per le banche tali da rivoluzionarne i business model, con impatti diretti e rilevanti su organizzazione, controlli interni e gestione del rischio. L’intermediazione bancaria e finanziaria si troverà a fronteggiare nuove sfide sul piano sia della competitività sia della capacità di assicurare la compliance con la normativa vigente. Peraltro, una transizione ordinata verso l’adozione delle nuove tecnologie, in modo tale da non mettere a rischio la sana e prudente gestione delle banche e la tutela dei clienti, rientra tra gli obiettivi delle Autorità nazionali e internazionali.

Dal punto di vista delle banche tradizionali, si possono individuare quattro strategie Fintech tra le quali scegliere sulla base dell’esposizione ai nuovi trend e alla disponibilità di risorse umane e finanziarie.

– Licensing. Si tratta di ottenere in licenza l’utilizzo di una particolare tecnologia. Questa strategia richiede un investimento limitato in termini finanziari, a cui fanno fronte ritorni potenziali modesti. Il rischio maggiore è rappresentato dal fatto che l’innovazione venga impiegata in modo superficiale a causa di scarsa padronanza e/o dei vincoli contrattuali dell’utilizzo.

– Esternalizzazione. L’esternalizzazione comporta un modesto impegno finanziario, ma può creare dipendenza dal fornitore. In particolare, il rischio è che il fornitore abbia accesso a risorse e capacità dell’azienda. Nel settore bancario risulta particolarmente sensibile il problema di fornire ai fornitori l’accesso al patrimonio informativo della banca.

– Collaborazione. In questo caso investimenti e rischi vengono condivisi tra i soggetti parte dell’accordo: in caso di progetti complessi si arriva alla creazione di una nuova entità il cui scopo è sviluppare e rendere disponibile l’innovazione (joint venture) o all’investimento da parte degli intermediari nel capitale di rischio di una start-up Fintech. La sfida maggiore è rappresentata dalla compatibilità degli obiettivi strategici, dei processi decisionali e delle culture aziendali dei soggetti coinvolti.

– Sviluppo interno. L’azienda si sobbarca l’intero esborso finanziario e i relativi rischi dell’investimento, ma gode di completo controllo e riservatezza del risultato. Le risorse da dedicare sono ingenti, sia dal punto di vista economico, sia in termini di acquisizione di competenze di progettazione, realizzazione, commercializzazione che possono non essere immediatamente a disposizione dell’azienda. L’investimento interno può anche prendere la forma dell’acquisizione o della fusione (M&A) con la società detentrice della tecnologia, soluzione che tuttavia comporta l’addizionale difficoltà dell’integrazione delle due realtà aziendali.