Banche, oltre 16mila lavoratori a rischio

10 Agosto 2016, di Alessandra Caparello

MILANO (WSI) – Oltre 16mila lavoratori usciranno dal mondo delle banche entro il 2020. A renderlo noto è la Fabi, il sindacato dei bancari secondo cui gli impiegati saranno le vittime costrette a pagare la crisi che attraversa il settore bancario.

“In 3 anni, dal 2013 al 31 marzo 2016, dai gruppi bancari italiani sono usciti 11.988 lavoratori e altri 16.109 sono pronti ad uscire entro il 2020 in base agli accordi sindacali sugli ultimi piani industriali, di cui quasi 9.000 potenzialmente prepensionabili. Tra 2009 e il 2016 sono stati tagliati 3.972 sportelli. E nei 5 maggiori istituti, Intesa, Unicredit, Mps, Banco Popolare e Ubi, dal 2009 al 2015 sono state chiuse o cedute 4.439 filiali”.

Il motivo di queste uscite? La colpa è del modo di fare banca oggi come afferma il segretario generale Lando Maria Sileoni.

“Ci riferiamo in particolare alla revisione del modello di sportello, alla creazione di mini-agenzie, all’accentramento di servizi dalla filiale alle aree o alla direzione generale, alla realizzazione di filiali capogruppo con conseguente riduzione del numero dei direttori di filiale dei principali gruppi bancari, all’ accentramento dell’attività di crediti anomali, alla divisione della clientela in retail, private e corporate, al recupero crediti e trasferimento competenze sull’estero commerciale. Stessa considerazione va fatta per l’autonomia per la concessione di affidamenti e mutui per i direttori di filiali, anche questa rivista un media di una volta ogni tre anni. Negli ultimi 6 anni il 3,6% dell’attuale popolazione bancaria di 300mila addetti è rappresentato da 10.800 lavoratori che sono stati esternalizzati e conseguentemente sono usciti dall’organico complessivo dei lavoratori delle banche. Considerando la media anagrafica dei lavoratori bancari, ai dipendenti del settore raramente è stata applicata la pensione di vecchiaia, ma in maggioranza quella di anzianità”.

Da qui un appello speciale al governatore della banca d’Italia, Ignazio Visco e al ministro dell’economia Pier Carlo Padoan.

“Desidereremmo interventi più incisivi rispetto alle consulenze milionarie soprattutto in ambito informatico, alle sponsorizzazioni selvagge e inutili come quelle per esempio del raduno delle macchine d’epoca, del finanziamento d’improbabili circoli culturali, del finanziamento di sagre e feste di dubbio valore, di sponsorizzazioni per attività sportive professionistiche che non hanno alcun senso, mentre rappresenta un alto valore sociale sponsorizzare le attività sportive dilettantistiche. I principali gruppi bancari, lodevolmente, finanziano attività di ricerca medica, garantiscono sostegno finanziario alle fondazioni ospedaliere e alle manifestazioni artistiche e culturali. Desidereremmo più incisività da parte del ministro Padoan e del governatore Visco rispetto alla necessità di ridurre gli alti stipendi dei manager, dei consigli d’amministrazione, dei comitati di gestione e di sorveglianza, delle consulenze milionarie, dell’attività del recupero crediti e della cessione dei non performing loans. Attività quest’ultima che crea odiosi interventi sui territori a danno della clientela”.