Banche italiane: tornano ad aumentare le sofferenze, stop alla corsa dei depositi

16 Marzo 2022, di Mariangela Tessa

Parte con il piede sbagliato il 2022 delle banche italiane, che mostrano un leggero peggioramento della la qualità del credito e le sofferenze che tornano ad aumentare. Secondo quanto emerge dal rapporto mensile dell’Abi, le sofferenze nette – cioè al netto delle svalutazioni e accantonamenti già effettuati dalle banche con proprie risorse – a gennaio sono aumentate di 3 miliardi, a 18,2 miliardi di euro, rispetto ai 15,2 miliardi di dicembre 2021.

Il dato è comunque inferiore rispetto ai 19,9 miliardi di gennaio 2021 (-1,7 miliardi pari a -8,5%) e ai 26,3 miliardi di gennaio 2020 (-8,2 miliardi pari a – 31%). Rispetto al livello massimo delle sofferenze nette, raggiunto a novembre 2015 (88,8 miliardi), la riduzione è di 70,7 miliardi (pari a -79,6%). Il rapporto sofferenze nette su impieghi totali è pari all’1,04% a gennaio 2022, (era 0,87% a dicembre 2021, 1,14% a gennaio 2021, 1,55% a gennaio 2020 e 4,89% a novembre 2015).

Si arresta la corsa dei depositi, accelerano i prestiti

In linea con gli altri paesi europei, rallenta intanto la ‘corsa’ ai depositi bancari  Secondo le prime stime del SI-Abi a febbraio i depositi da clientela residente hanno registrato una variazione tendenziale del 4,5%, con un aumento in valore assoluto su base annua di circa 79 miliardi, portando l’ammontare dei depositi a 1.831 miliardi. Nel febbraio dello scorso anno, quando l’incertezza legata alla pandemia frenava consumi e investimenti, la crescita tendenziale era ancora superiore al dieci per cento.

A gennaio la variazione annua dei depositi delle imprese è stata del 4,6% mentre quella delle famiglie del 4,7 per cento. La raccolta bancaria (depositi più obbligazioni) a febbraio è cresciuta del 3,3% annuo (+3,7% a gennaio). Le obbligazioni continuano a ridursi: -6% a febbraio per un totale di 202 miliardi.

Per quanto riguarda invece i prestiti, il Vicedirettore generale dell’Abi, Gianfranco Torriero, illustrando il rapporto mensile redatto dall’associazione guidata da Antonio Patuelli, ha spiegato che non c’è ancora un effetto guerra in Ucraina sui dati degli stock di prestiti delle banche italiane. I dati sui prestiti, spiega, sono di stock e nel caso dell’ultimo rapporto fotografano la situazione al 28 febbraio, quindi dopo l’avvio della guerra ma “con impatti nulli, anche perché l’esposizione delle banche italiane alla Russia è molto contenuta” e, soprattutto, perché i dati analizzati nel Rapporto mensile Abi “si riferiscono a residenti in Italia e all’operatività in Italia”.

I prestiti al settore privato sono risultati sono risultati pari a 1.469 miliardi (+2,5% annuo). I prestiti a famiglie e società non finanziarie si sono attestate a 1.324,5 miliardi. Sulla base di stime fondate sui dati pubblicati dalla Banca d’Italia, la variazione annua dei finanziamenti a famiglie e imprese, è risultata pari al +2,3%, stabile rispetto alla dinamica del mese precedente.