Banche: ingiustificato l’entusiasmo post stress test

19 Marzo 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – I risultati pubblicati dalla Federal Reserve sugli stress test condotti sui 19 principali istituti di credito americani sono stati accolti con un certo entusiasmo dagli investitori.

Solo un gruppo, Ally Financial, non ha superato gli esami, incentrati sulla capacita’ dei tassi Tier 1 delle risorse di capitale delle banche di resistere fino alla fine del 2013 con un tasso di disoccupazione del 13%, un calo dell’azionario del 50% e una svalutazione dei prezzi delle case del 21%.

Nel peggiore degli scenari, Ally Financial non raggiungerebbe il requisito minimo di capitale del 5%. Tuttavia anche Citigroup, MetLife e SunTrust Banks si sono avvicinate pericolosamente alla soglia oltre la quale la Federal Reserve non consentirebbe loro di aumentare i dividendi o varare operazioni di acquisto di azioni proprie.

Non appena diffuso l’esito dei test, gli investitori hanno spinto in rialzo i titoli azionari del settore, in gran parte perche’ la Fed non ha chiesto immediatamente alle societa’ di aumentare i livelli di capitale. Ma l’appuntamento e’ solo rimandato, secondo lo strategist Gary Shilling, presidente della societa’ omonomima.

“Un incremento dei livelli di capitale e’ proprio la misura indispensabile che le banche dovranno adottare ben presto”, dice Shilling in un editoriale scritto per Bloomberg. Per rispettare i nuovi requisiti imposti da Federal Reserve e Basilea e che presto entreranno in vigore, infatti, molte banche si vedranno costrette a varare aumenti di capitale.

Il tetto da rispettare per Bank of America, ad esempio, salira’ al 9,5% dal 6%. Cio’ implica una riduzione di quasi il 60% della sua capacita’ di leverage creditizia. E’ uno dei motivi principali per cui i prezzi di molti titoli bancari in Usa e non solo, che al momento sono sul mercato a un prezzo inferiore al ‘book value’ (valore reale degli asset, ovvero esclusi ammortamenti e accantonamenti) non sono da considerare vantaggiosi dal punto di vista economico.

L’opinione, espressa su Bloomberg dall’editorialista A. Gary Shilling, si sofferma sul cambiamento riscontrato negli ultimi 4 anni del clima aziendale per il settore finanziario mondiale. Fino a 10-20 anni fa le banche erano libere di indebitarsi e allargare la forchetta di leverage.

In seguito, a inizio 2007, molti istituti creditizi che avevano in portafoglio asset privati e sovrani tossici hanno dovuto ricorrere ai finanziamenti di governi e banche centrali per scongiurare un crack del sistema globale.

Di conseguenza si sono dovute rassegnare ad attivita’ di prestito che offrono ritorni molto piu’ ridotti, sconvolgendo il modo di gestire i gruppi. Non a casao solo i Ceo di Goldman Sachs, JP Morgan e Credit Suisse hanno passato indenni la crisi, rimanendo al loro posto.

In sintesi, i prezzi di borsa attuali non scontano del tutto diversi elementi negativi, come il processo di “develerage” delle banche, la debolezza dell’attivita’ creditizia, le svalutazioni di asset come quelli immobiliari, margini di guadagno dai tassi interesse contratti, i requisiti di capitale sempre piu’ ambiziosi uniti ai controlli sempre piu’ rigidi.