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Banche: Caltagirone lascia MPS e scommette su Unicredit

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Milano – Francesco Gaetano Caltagirone lascia il Monte dei Paschi di Siena e dirige su Unicredit, banca che proprio oggi chiude l’aumento di capitale da 7,5 miliardi e si prepara così a mutati assetti azionari.

L’addio a Rocca Salimbeni da parte del costruttore ed editore romano è totale. Dopo le massicce vendite (in perdita) delle ultime settimane, dal picco del 4,7% si ritrova per le mani meno del 2% del capitale. Secondo i calcoli relativi alle ultime cessioni (effettuate il 18 e il 20 gennaio) dovrebbe avere circa l’1,33% i Mps. Lascia poi tutte le cariche senesi, quella di consigliere di amministrazione come quella di vicepresidente.

Un ruolo, quest’ultimo, da cui si era autosospeso per via della condanna in primo grado comminata dal Tribunale di Milano nell’ambito della tentata scalata di Unipol a Bnl. L’1 in prima, il 2 febbraio in seconda convocazione, l’assemblea straordinaria avrebbe dovuto decidere sul suo reintegro. Non servirà.

Il cda di Mps ieri «ha preso atto» dell’addio dell’ingegnere. Il quale ufficialmente ha motivato il gesto con un’interpretazione estensiva dell’articolo 36 del recente decreto «Salva Italia» sui doppi incarichi in «imprese o gruppi di imprese concorrenti». Alla luce di questa disposizione il costruttore romano «ha ritenuto di optare per la carica di vice presidente di Assicurazioni Generali», lasciando così Rocca Salimbeni di cui era consigliere dall’aprile del 2003, dopo che, a seguito della fusione della Banca Toscana in Mps, si era ritrovato in possesso del 2,690% del capitale.

Da una banca l’ingegnere sarebbe pronto a passare ad un’altra. Secondo le indiscrezioni l’approdo sarebbe Unicredit. La quota? Sopra l’1%, viene segnalato da ambienti finanziari, ma non sulla soglia del 2% a cui nel pomeriggio già lo accreditavano alcuni osservatori. Nessun commento al riguardo è giunto dal suo gruppo.

A questo punto in molti si attendono per lui un ruolo importante nelle discussioni che di qui ad aprile porteranno al ricambio dei vertici e a un ritocco della governance (su cui il presidente Dieter Rampl sta già lavorando), proprio alla luce della nuova geografia di Piazza Cordusio.

Alla fine il costruttore romano si ritroverà nella situazione di sedere contemporaneamente a valle e a monte di quello che rimane il principale snodo del capitalismo italiano: Mediobanca. Sarà nelle Generali, dove Piazzetta Cuccia è primo azionista. E sarà in Unicredit, che resta il socio più pesante della banca d’affari guidata da Alberto Nagel. Non solo.

Il nuovo azionariato di Unicredit ritroverà anche molti degli stessi attori che occupano posizioni importanti a Trieste. Accanto a Caltagirone, infatti, in Unicredit ci potrebbe essere anche Diego Della Valle: per lui si sussurra di una quota dello 0,5%. E poi c’è la De Agostini che, con l’esercizio dei diritti relativi ai cashes, si ritrova lo 0,11 che può diventare uno 0,17% con la conversione dei titoli ibridi. Leonardo Del Vecchio, presidente di Luxottica, ha sottoscritto l’aumento e pensa a salire.

Per il resto il mercato si prepara a un’Unicredit con un minor peso delle fondazioni e su cui pende l’incognita degli esteri: dagli americani di Capital Research (5,7%) e

Blackrock (3,1%), ai libici (4%) e al fondo di Abu Dhabi, Aabar (sotto il 5%). Chi invece ieri ha calato il sipario sulla possibilità di entrare in Unicredit è stata Mario Moretti Polegato: la banca «non rientra nel nostro concetto del business». La giornata movimentata di Mps e Unicredit ha avuto i suoi riflessi anche a Piazza Affari. L’uscita di Caltagirone lascia intravedere nuovi scossoni a Siena: il titolo ha chiuso con un balzo del 5,18%. Unicredit, che oggi chiude l’operazione sul capitale, ha contenuto il rialzo a un +0,58%.
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