Bankitalia: antiriciclaggio, record di operazioni sospette nel 2016

4 Luglio 2017, di Giovanni Falcone

 

Ne mentre decolla proprio oggi la nuova disciplina normativa in materia di lotta al riciclaggio di denaro sporco e finanziamento del terrorismo – D.lgs n.90/2017 –  a ratifica della IV Direttiva europea, è anche tempo di bilanci.

Oltre centomila le Segnalazioni di operazioni sospette registrate nell’anno passato, cresciute di oltre il 20% sull’annualità 2015.

La “collaborazione attiva”, questa sorta di senso civico istituzionalizzato, trasmesso ed enfatizzato ad ampi settori dell’economia, dagli Intermediari finanziari ai Professionisti – legali e contabili – e finire agli Altri soggetti, non solo tiene ma addirittura cresce.

Il rapporto dell’Unità d’Informazione Finanziaria, anticipato dal Governatore della Banca d’Italia e presentato dal Direttore dell’apposita articolazione deputata a raccogliere gli Alert, sembra improntata al massimo ottimismo, nella valutazione della puntualità e dell’efficienza ormai raggiunta.

Senza alcun intento di voler rompere questo clima di diffuso apprezzamento, vorrei evidenziare qualche “criticità” di cui ahimè, come spesso accade,  nessuno parla.

Formazione antiriciclaggio 

Malgrado la normativa preveda pesanti sanzioni per la “omessa formazione” dei soggetti obbligati, nella realtà, a circa trent’anni dalla prima normativa (legge 197/91) ad oggi, nessuno ha detto chi sono i soggetti deputati e soprattutto qualificati a fare “Formazione antiriciclaggio”.

In pratica, non esiste un Albo dei formatori.

Ne consegue che, sovente, soprattutto nell’esame di posizioni che muovono un eccessivo “contante”, derivante dall’esercizio anche abusivo di attività economiche, per le quali, in considerazione della modesta rilevanza della operatività registrata sui rapporti accesi e pur non sussistendo la rilevanza penale bensì meramente amministrativi (ipotesi delittuosa di danno erariale ex art.4 e 5 del D.lgs 74/2000), per non sbagliare si segnala comunque o, in qualche caso, si rifiuta addirittura l’avvio della relazione, contribuendo in tal modo ad alimentare quell’area grigia di cui poco o nulla si conosce.

Del Riciclaggio da evasione fiscale, che pure rappresenta una larga fascia nella operatività della clientela, i soggetti obbligati al rispetto degli adempimenti antiriciclaggio hanno paura segnalando posizioni spesso oltre misura, pensando in tal modo di sfuggire alle pesanti sanzioni previste dalla normativa, a prescindere dai contenuti e dalla “qualità della Segnalazione di operazione sospetta”.

Ancora peggio succede, quando si tratta di procedere all’Adeguata verifica della clientela – soprattutto per soggetti titolari di attività economiche, con regolare iscrizione camerale e partita IVA – ancora oggi considerato un mero adempimento burocratico, quando in realtà, se fatta correttamente, permetterebbe di individuare delle autentiche cartiere deputate soltanto ad emettere fatture false.

Emblematico il caso di quell’imprenditore milanese che apriva “Cooperative di servizi a raffica”, al solo scopo di emettere fatture false a beneficio di grandi catene commerciali di prodotti alimentari, consentendo a queste ultime di  abbattere gli imponibili annotandosi costi fittizi.

Alla fine, come si usa dire, ogni sistema è buono se serve a non pagare le tasse!

E la banca che faceva? La banca dormiva!

Ho direttamente constatato poi, che il sonno è direttamente proporzionale alle dimensioni dell’Istituto di credito nel senso che, le piccole realtà – come le Banche di credito cooperativo  per esempio – sono molto più attente e sensibili al problema dell’azione di contrasto al riciclaggio di denaro sporco di tante altre realtà di dimensioni ben più grandi.

Ma la vita è questa, è sempre stato così: gli Organi di controllo, magari non sempre, “sono forti con i deboli e deboli con i forti” e questo non lo scopriamo certamente adesso.

Per non parlare poi delle Frodi carosello in  materia di IVA comunitaria, dove soggetti senza alcuna organizzazione logistico ed imprenditoriale – anche per evidenti lacune organizzative dell’Amministrazione finanziaria che non ha mai controllato l’accensione e regolare esercizio delle attività dichiarate dai titolari di partite IVA – delle quali raramente le Banche ne comprendono l’importanza e delicatezza.

L’esercizio del credito poi non ne parliamo: succedono cose turche verrebbe da dire. Senza alcun serio coordinamento fra la Linea Corporate e la struttura Antiriciclaggio interna, vengono fatte aperture di credito limitandosi alla valutazione del “mero merito creditizio”, senza alcuna valutazione circa il profilo soggettivo del cliente. Emblematico il caso del personaggio, noto scaricatore di porto di Napoli, di colpo divenuto amministratore delegato di una importante società di capitali operante nel settore dell’edilizia civile – pubblica e privata – destinataria di ingenti aperture di credito da parte di una grande banca operante nel mezzogiorno.

Con l’intervento della Direzione  Distrettuale Antimafia, si arrivò fino in Cassazione nella valutazione del “Terzo in buona fede” laddove, gli ermellini conclusero per la confisca del patrimonio del camorrista provocando un grave danno patrimoniale all’Istituto di credito che … “non sapeva”.

Insomma, la banca o ancora peggio il professionista, di solito sono assenti o nel migliore dei casi dormono ovvero, non sanno o non si rendono conto.

Cliente già segnalato 

Prima di entrare nel merito di un grandissimo problema di cui nessuno parla anche a distanza di trent’anni dall’uscita della normativa, vi consiglio di leggere la lettera che segue – l’ho ricevuta “me medesimo” direttamente dalla Banca d’Italia.

 

 

In pratica, dalla lettura della missiva sembra comprendere che se un cliente, nell’arco di un mese fa cinquanta operazioni della stessa natura ed io banca o professionista ne dovessi “segnalare” soltanto quarantanove, sono passibile di “omessa segnalazione” per la cinquantesima.

Lascio a voi lettori giudicare se una simile affermazione non è da “ricovero coatto”.

Inoltre si dice sempre nella stessa missiva che il “problema” è all’attenzione dell’UIC prima, e della UIF ora, per trovare una procedura ottimale.

State tranquilli, a forza di cercarla questa procedura ottimale la troveranno, hanno sempre trovato tutto!

Conclusioni

Nel frattempo che il sistema bancario barcollaanche e soprattutto grazie all’esercizio del credito senza garanzie, con controlli a dir poco approssimativi – la corruzione è in ascesa, della evasione fiscale meglio non parlarne, la criminalità imperversa, gli Appalti pubblici sono concessi molto spesso a “trattativa privata”, i lavori latitano – penso alle zone terremotate dove la gente aspetta che la burocrazia si sblocchi, le Segnalazioni di operazioni sospette aumentano: roba grossa, roba da brividi!