Azionario Asia: inflazione Cina allontana stimoli pro-crescita

9 Febbraio 2012, di Redazione Wall Street Italia

Bangkok – Listini asiatici contrastati, con i negoziati sugli accordi in Grecia che ancora non trovano una soluzione definitiva. Ci sarebbe ancora un punto irrisolto, ma fondamentale per ricevere il nuovo pacchetto di aiuti ed evitare così il default disordinato, con tutte le conseguenze negative che avrebbe sugli altri paesi dell’eurozona. Euro a $1,3277.

Il Primo ministro Lucas Papademos annuncia che i negoziati continueranno finché non si sarà raggiunta una soluzione prima del meeting tra i ministri delle finanze dell’eurozona. Nell’annuncio ufficiale non viene specificato quale è ancora il punto di contrasto, ma ufficiali governativi parlano del taglio alle pensioni.

I leader politici greci hanno già concordato per tagliare i salari minimi del 22%.

In giornata attesa sulle parole della banca centrale inglese ed europea. La Bank of England dovrebbe continuare nel suo programma di stimoli attraverso l’acquisto di bond per 50 miliardi di sterline, mentre la Bce dovrebbe mantenere i tassi invariati, ed indicare la possibilità di un taglio già da marzo.

Pesante la rilevazione sulla crescita dei prezzi in Cina a gennaio. La variazione su base annua è stata del 4,5%, oltre le stime del 4% attese dagli analisti. Interrotta la scia di ribassi incominciata dai massimi toccati a luglio, con inflazione al tempo al 6,5%.

Conferma dunque alle parole del Premier cinese Wen Jiabao, che aveva invitato alla calma nell’introduzione di nuovi stimoli aggressivi pro-crescita. L’inflazione non sembra ancora del tutto sotto controllo. L’intervento della People’s Bank of China con tagli dei requisiti di riserva sembra dunque, almeno a breve, più improbabile. “Questi numeri dovrebbero ritardare i tagli dei requisiti di riserva”, ha detto Hao Zhou, economista presso ANZ a Shanghai.

Delle 316 società nell’indice MSCI Asia Pacific Index che hanno riportato i risultati d’esercizio dal 9 gennaio, appena il 25% ha superato le stime sugli utili.

Indice Nikkei della Borsa di Tokyo in lieve calo, ma riesce comunque a mantenere l’importante soglia di 9.000. In chiusura perde 13,35 punti (-0,15%) a 9.002,24.

Il prezzo del greggio continua ad essere spinto al rialzo da timori sul lato dell’offferta.

Asia: indice Dow Jones Asian Titans praticamente stabile (-0,01%). Nikkei (-0,15% in chiusura), Seul (+0,54%), Sydney (-0,18%), Hong Kong (-0,08%), Shanghai (+0,47%), Singapore (+0,30%).

Commodities: Wti ($99,01, +0,30%), Brent ($117,47, +0,23%), oro ($1.737,40, +0,35%), argento ($34,01, +0,91%), rame ($3,896, -0,35%).

Valutario: Euro contro il dollaro a $1,3277 (+0,14%), contro lo yen giapponese a ¥102,45 (+0,31%), contro il franco svizzero a CHF 1,2106 (+0,08%), contro la sterlina a GBP 0,8386 (+0,06%). Dollaro/yen a ¥77,15 (+0,16%).

Futures sull’indice S&P500 in calo di 1,25 punti (-0,09%) a 1.345,75. Rendimenti dei Treasury a 10 anni al 2,020%.

“Dovremo investire nei bond dei paesi AAA”, ha detto a Bloomberg Hideo Shimomura, chief fund investor presso Mitsubishi UFJ Asset Management. “C’è il rischio di default (in Grecia), non necessariamente in questo trimestre ma possibilmente in futuro”.