Azionario Asia: dai dati Usa ottimismo crescita economica

3 Aprile 2012, di Redazione Wall Street Italia

Bangkok – Listini asiatici in rialzo, grazie alla forza giunta dai dati sull’attività manifatturiera negli Stati Uniti. L’ottimismo sul processo di ripresa nella più grande economia al mondo riesce a scacciare, almeno per il momento, i timori legati a una leggera recessione in Europa. Euro a $1,3343.

L’indice ISM manifatturiero Usa ha registrato un miglioramento piu’ sostenuto del previsto in marzo, attestandosi a 53,4 punti rispetto ai 53 attesi e al 52,4 di febbraio. Offuscata la delusione per le cifre sulla spesa per le costruzioni.

In precedenza, a spingere l’azionario la forza del dato ufficiale sull’indice Pmi (Purchasing Managers’ Index) cinese, salito a 53,1 a marzo, rispetto a 51 il mese precedente. Oltre le attese di 50,5, raggiunge i massimi da 11 mesi.

Questo tuttavia non vuole dire che l’outlook economico globale sia dei migliori. In giornata infatti la Banca centrale dell’Australia decide di mantenere invariati i tassi di interesse al 4,25%, proprio a causa dei rischi legati alla crescita. Il governatore della Reserve Bank of Australia, Glenn Stevens, annuncia infatti di essere pronto a rivedere al ribasso il costo del denaro se necessario.

Le parole di Stevens riducono i rialzi dell’indice Asx200 dell’Australia, appena sopra l’importante livello di 4.300 punti. In ribasso i rendimenti dei bond e l’aussie, il dollaro australiano.

In giornata attesa la pubblicazione delle minute del Federal Open Market Committee, meeting del 13 marzo. Importanti per capire sulla possibilità di un nuovo programma di acquisti di asset, di un QE3.

Intanto il dato sull’attività non manifatturiera in Cina raggiunge 58 a marzo, i massimi da sei mesi.

Il governatore della Banca centrale di Israele, Stanley Fischer, in un’intervista dichiara di essere fiducioso circa la capacità e la disponibilità del governo cinese di introdurre misure monetarie e fiscali per proteggere la crescita.

Sull’indice Nikkei della Borsa di Tokyo pesa il continuo apprezzamento dello yen giapponese, che raggiunge i massimi da tre settimane contro il dollaro americano. Gli investitori preferiscono dunque procedere a prese di profitto sui titoli degli esportatori, dopo gli ottimi rialzi registrati dall’inizio di gennaio.

Il Nikkei chiude la giornata con -59,48 punti (-0,59), riuscendo comunque a mantenere l’importante soglia dei 10.000 punti, a 10.050,39.

Asia: indice Dow Jones Asian Titans in leggero rialzo (+0,10%). Nikkei (-0,59%), Seul (+0,99%), Sydney (+0,28%), Hong Kong (+0,73%), Singapore (+0,11%).

Commodities: Wti ($104,85, -0,36%), Brent ($125,00, -0,34%), oro ($1.680,30, +0,04%), argento ($33,01, -0,27%), rame ($3,9185, -0,06%).

Valutario: Euro contro il dollaro a $1,3343 (+0,17%), contro lo yen giapponese a ¥109,31 (+0,02%), contro il franco svizzero a CHF 1,2035 (-0,02%), contro la sterlina a GBP 0,8320 (+0,10%). Dollaro/yen a ¥81,89 (-0,19%).

Futures sull’indice S&P500 in rialzo di 0,75 punti (+0,05%) a 1.413,25. Rendimenti dei Treasury a 10 anni al 2,189%.

“Sebbene molti trader siano felici di prendere parte a un inizio ottimista del secondo trimestre, alcuni hanno deciso di aspettare in attesa che si concluda questa settimana, ricca di dati di rilievo”, si legge nella nota di Justin Harper, strategista di mercato per IG Markets.