Azionario Asia ancora giù, aumenta rischio Europa

2 Novembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Listini asiatici in calo, con gli investitori che fuggono da asset rischiosi dopo l’annuncio del Primo ministro della Grecia di indire un referendum, per lasciare decidere alla popolazione se accettare o meno il nuovo piano di aiuti concordato con la comunità internazionale. Cresce il rischio di un default di Atene. Annullati dunque gli effetti positivi degli accordi raggiunti la scorsa settimana per contrastare la crisi nella regione. Euro a $1,3739.

In ripresa l’azionario cinese dopo i cali iniziali, a seguito delle parole del vice ministro delle Finanze, che ha confermato la possibilità di introdurre politiche macroeconomiche accomodanti in caso la situazione (economica globale) dovesse complicarsi.

La ricerca di asset rifugio spinge in rialzo i bond governativi, con i Bund tedeschi che raggiungono i massimi da circa un mese e i rendimenti dei Treasury a 10 anni che raggiungono l’1,95%.

Il premier greco George Papandreou ha detto di essere convinto che il referendum confermerà l’appartenenza del paese all’Unione europea. “Confermerà un mandato chiaro e darà un messaggio forte sia all’interno che all’esterno del paese, sul nostro percorso europeo e sulla nostra partecipazione all’euro”.

In giornata Papandreou volerà in Francia per incontrare i leader europei, con la quale dovrebbe discutere sulla decisione a sorpresa di indire un referendum e di richiedere il voto di fiducia in parlamento.

La Federal Reserve americana, che ieri ha iniziato il due giorni FOMC, potrebbe preparare la strada all’introduzione di un nuovo piano di acquisti di asset (quantitative easing, QE3).

Intanto, perdono terreno i titoli sensibili alla crescita economica, con forti sell in particolar modo nel settore energia, risorse e finanziari, con gli investitori intimoriti che la crisi in Europa possa portare l’economia globale a subire un brusco rallentamento della crescita.

Asia: indice Dow Jones Asian Titans della regione in calo dello 0,97%%. Nikkei (-2,21% in chiusura), Seul (-0,61%), Sydney (-1,14%), Hong Kong (+1,37%), Shanghai (-1,38%), Singapore (+1,08%).

Commodities in ripresa: Wti ($92,23, +0,04%), Brent ($109,86, +0,29%), oro ($1.727,00, +0,89%), argento ($33,615, +2,70%), rame ($3,5975, +2,71%).

Nel valutario, la moneta unica recupera terreno contro il biglietto verde dopo i cali di ieri, e si riporta nuovamente sopra $1,37. Euro contro il dollaro a $1,3739 (+0,32%), contro lo yen giapponese a ¥107,30 (-0,02%), contro il franco svizzero a CHF 1,2147 (+0,01%), contro la sterlina a GBP 0,8596 (+0,13%). Dollaro/yen a ¥78,09 (-0,31%).

Futures sull’indice S&P500 in rialzo di 8,25 punti (+0,67%) a 1.232,75. Rendimenti dei Treasury a 10 anni su di 7pb al 2,056%.

“Dopo l’annuncio della scorsa settimana, ero un po’ più ottimista sul fatto che l’Europa potesse essere nella giusta strada per fare qualcosa di concreto contro la crisi, ma quanto appreso ieri vuole dire cancellare quanto di buono fatto. È stata una grande delusione”, ha detto a Bloomberg Shane Oliver, strategista investimenti per AMP Capital Investors a Sydney.

“Il sentiment di mercato ha subito come una rotazione di 180 gradi negli ultimi giorni”, ha detto al Wall Street Journal Tim Waterer, nel valutario per CMC Markets a Sydney.