Azimut Holding, Giuliani: “Risultati meglio delle aspettative, non dobbiamo spiegare il perché”

26 Luglio 2018, di Alessandro Chiatto

“Lascio alla fantasia e/o alla malevolenza degli “operatori di mercato, la spiegazione del perché il nostro utile netto è superiore del 50% di quello previsto dal consenso”. Parola di Pietro Giuliani (nella foto), presidente di Azimut, dopo la pubblicazione della semestrale di Azimut Holding: “La nostra priorità è produrre performance per i nostri clienti e per i nostri azionisti, non spiegare perché i nostri risultati siano molto maggiori di quelli che il mercato si aspettava“. I conti del primo semestre del 2018 vedono un utile netto consolidato pari a 72,6 milioni (erano 121,2 milioni nello stesso periodo del 2017). I ricavi consolidati sono pari a 375,7 milioni (rispetto ai 415,4 della prima metà del 2017). Il reddito operativo è pari a 98,8 milioni (rispetto ai 149,8 milioni dei primi sei mesi dell’anno scorso).

Il totale delle masse gestite a fine giugno 2018 raggiunge i 40,8 miliardi; il dato comprensivo del risparmio amministrato e gestito da case terze direttamente collocato arriva a 51,6 miliardi. La raccolta netta nei primi sei mesi dell’anno è stata di circa 2,4 miliardi, di cui una buona parte dal business estero che oggi rappresenta il 25% del patrimonio complessivo di gruppo.

Numeri non molto brillanti per quanto riguarda il complesso dei primi sei mesi ma, come spiega Sergio Albarelli, CEO del gruppo “i risultati del secondo trimestre mostrano un’evoluzione positiva rispetto ai tre mesi precedenti nonostante il perdurare dell’incertezza e della volatilità sui mercati finanziari. A questi risultati hanno contribuito in modo rilevante le attività estere il cui sviluppo sarà sempre più una leva strategica per la crescita del gruppo.”

Infine, il CdA ha deliberato di procedere con una nuova tranche di acquisto di azioni proprie per un controvalore indicativo fino a 10 milioni di euro, e un corrispettivo massimo per azione pari a 30 euro. Questa nuova tranche si aggiunge alle altre tre già completate nel precedente programma per un controvalore complessivo di 100 milioni: “Per quanto riguarda alcune fantasiose ipotesi sul futuro/valore di Azimut – prosegue Giuliani – commento solo reiterando il fatto che porteremo il valore del titolo a 50 euro (anche senza contributi che potrebbero sembrare fatti “pro domo propria”). Ricordo che non più tardi di un mese fa 1200 colleghi che lavorano in Azimut hanno investito in un’operazione di LBO ulteriori 100 milioni di euro, affiancati da un fondo di private equity che ha investito ulteriori circa 60 milioni, per un totale di circa 160 milioni di euro“.

La Posizione Finanziaria Netta consolidata a fine giugno 2018 risultava negativa per circa 57 milioni, in diminuzione rispetto ai 134,9 milioni di fine dicembre 2017. Nel semestre sono stati pagati dividendi ordinari per circa 131 milioni, è stata eseguita l’ultima tranche di buyback per circa 30 milioni e sono state fatte acquisizioni per circa 17 milioni. La PFN include anche versamenti per circa 80 milioni per acconti d’imposta, bollo virtuale e riserve matematiche.

Positiva l’attività di reclutamento in Italia di consulenti finanziari e private banker: nel primo semestre del 2018 il gruppo e le sue divisioni hanno registrato 119 nuovi ingressi, portando il totale del Gruppo Azimut a fine giugno a 1719 unità.