Aziende impreparate di fronte al rischio pandemia: metà non aveva piano di crisi

20 Aprile 2020, di Mariangela Tessa

Aziende impreparate di fronte al rischio pandemia. Prima che scoppiasse l’emergenza COVID-19, il 51% non disponeva di un piano di crisis management, e tra quelle che lo possedevano, solo il 14% aveva considerato un eventuale scenario pandemico.

È quanto emerge da sondaggio ANRA, Associazione Nazionale dei Risk Manager e Protiviti, multinazionale di consulenza direzionale, che hanno analizzato la resilienza delle imprese italiane e la loro preparazione alla gestione della crisi.

Dati che non sorprendono gli esperti del rischio. Secondo Paolo Rubini, Presidente onorario di ANRA:

“Nonostante il rischio sanitario sia mappato da oltre dieci anni, ed inserito tra quelli a più alto impatto, non esiste una reale predisposizione delle aziende allo scenario pandemico, poiché nella scala delle probabilità si posiziona molto in basso rispetto a rischi percepiti come più imminenti e possibili”.

Già nel 2018, questa situazione era riportata nel report dell’Etisphere Institute, che in un’analisi condotta sulle 250 multinazionali più importanti a livello globale evidenziava come i piani di crisis management si concentrassero su rischi maggiormente percepiti, come attacchi cyber (67%) e rischi ambientali (45%), o in gran parte legati alla reputation aziendale (molestie sul luogo di lavoro, 57%) più che alla continuità.

Secondo i dati della survey ANRA – Protiviti, inoltre, il 33% delle aziende che dichiaravano di possedere piani di gestione della crisi non ha mostrato capacità di previsione dei rischi adatte, portando di fatto i piani ad essere inefficaci.

Oltre a trovarsi di fonte a variabili esterne difficilmente prevedibili, quali la globalità e durata del fenomeno, le reazioni da parte della autorità governative, le aziende hanno dovuto far fronte a diverse difficoltà interne, tra cui la mancanza di dispositivi di sicurezza e di personale nei luoghi di lavoro, la scarsa coordinazione nel caso di gruppi multinazionali, e competenze e capacità manageriali non sempre all’altezza.

Secondo Emma Marcandalli, Managing Director di Protiviti:

“A pesare maggiormente è stato proprio il mancato aggiornamento dei piani stessi, risalenti a diversi anni fa e focalizzati su scenari prevedibili e noti, con limiti temporali e spaziali di applicazione. Possedere un piano di crisis management, infatti, non è sufficiente a tutelare il business di un’azienda: è fondamentale rivederlo periodicamente ed esercitarlo, in modo che il management e le Unità di Crisi siano pronte a reagire nelle situazioni di emergenza, dove entra in gioco anche la componente psicologica”.

In questo contesto di gestione dell’emergenza, e in preparazione a una fase di graduale ripresa delle attività, la figura del Risk Manager assume dunque un ruolo ancora più essenziale: il 75% delle aziende campione in effetti lo vede coinvolto, oltre che nella mappatura e monitoraggio dei rischi specifici derivanti dalla pandemia, nella definizione ed attuazione dei piani di prevenzione e mitigazione dell’impatto che l’emergenza Covid-19 ha avuto sulle imprese nonché di piani di intervento volti a una futura ripartenza.