Azienda Usa: costretti dal governo a tacere su trattato TPP

14 Aprile 2016, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – Un’importante azienda di scarpe americana ha rivelato al Boston Globe che il governo americano le ha chiesto di rimanere a tacere sul Trattato di libero scambio transpacifico, il controverso TPP (Trans-Pacific Partnership) voluto fortemente dall’amministrazione Obama che secondo i critici sarebbe un favore alle grandi multinazionali e alla globalizzazione.

Oggi New Balance è venuta allo scoperto criticando aspramente il trattato, reputato un accordo pessimo, ma non lo ha fatto l’anno scorso quando poteva. E il motivo lo hanno spiegato alcuni funzionari del gruppo. Il Dipartimento della Difesa ha promesso che avrebbero preso in considerazione l’azienda per un contratto per la produzione in esclusiva di scarpe da ginnastica.

Nessuna richiesta è pervenuta un anno dopo e secondo l’azienda di Boston il Pentagono sta di proposito rimandando qualsiasi ordine di acquisto. Il Ceo del gruppo, Rob DeMartini ha spiegato che “non c’è stato nessuno accordo quid pro quo. Volevamo concorrere per un business importante in cui siamo fiduciosi di poter avere la meglio”.

New Balance ha rilanciato pertanto la sua campagna contro l’accordo di libero scambio, che secondo i manager della catena di scarpe favorirà la manodopera a basso costo e renderà più economiche le importazioni di prodotti da paesi come il Vietnam, mettendo a repentaglio i posti di lavoro nelle fabbriche del New England.

Matt LeBretton, vice presidente delle relazioni pubbliche della società, ha dichiarato al quotidiano di Boston con toni molto critici nei confronti dell’amministrazione attuale:

“Abbiamo ingoiato la pillola velenosa del TPP. Ci avevano assicurato che mantenendo un profilo basso, sostenendo o rimanendo neutrali sul TPP, avremmo ricevuto un’offerta dal Dipartimento della Difesa. (Ma) le possibilità che il Pentagono compri delle scarpe fabbricate in Usa sono poche finché Obama resta presidente”.

Anche se il 75% delle scarpe di New Balance sono create all’estero, il gruppo rimane una delle poche società di abbigliamento americane a potersi permettere di dare ancora posti di lavoro a chi vive negli Stati Uniti.

Fonti: Boston Globe ; WMTW