Australia: tassa sui depositi diventa realtà

11 Maggio 2015, di Redazione Wall Street Italia

SIDNEY (WSI) – In una prima assoluta, con una misura che crea un pericoloso precedente per i risparmi dei cittadini di tutto il mondo, l’Australia imporrà una tassa sui depositi bancari proprio in un periodo di interessi bassi. L’annuncio sarà fatto domani quando il capo del Tesoro Joe Hockey presenterà il nuovo budget federale.

La scusa è ancora una volta il ‘bail-in’, ossia utilizzare il prelievo coatto dello 0,05% per finanziarie eventuali piani di salvataggio degli istituti di credito di riferimento. Il risultato sarà che lo Stato otterrà 400 milioni di dollari di prezioso denaro fresco in più.

La tassa dovrebbe venire imposta sui conti superiori ai 250 mila dollari australiani (176.855 euro circa) a partire da gennaio 2016.

Il leader dell’Associazione australiana del settore bancario (ABA) sottolinea all’ABC (Australian Broadcasting Corporation) come la tassa, prevista dal budget approvato dal precedente esecutivo l’anno scorso, sia stata presentata dalle autorità come necessaria, ma “in realtà abbiamo tanti altri sistemi di protezione in Australia”.

“L’effetto della misura sarà prendere centinaia di milioni di dollari che sarebbero invece andati a ingrandire gli interessi sui risparmi della gente. Quei soldi andranno invece al governo”.

L’esecutivo la introdurrà con la scusa di salvaguardare la protezione dei consumatori, ma l’ABA – il cui obiettivo è assicurarsi che i clienti delle banche continuino a beneficiare di un’industria in salute, stabile e con una concorrenza corretta – la pensa diversamente.

“Le nostre banche – ricorda Munchenberg – hanno resistito bene alla crisi finanziaria” e rispettato rigidi requisiti di capitale. Inoltre esiste una struttura in vigore, che si chiama ‘deposit preference’. “Nel caso improbabile di un crac bancario, i correntisti sono i primi a ritirare i soldi dagli asset di quel determinato istituto”.

Pertanto “non riteniamo necessario aggiungere un altro sistema di protezione. In particolare uno che costerà oggi alla gente per qualcosa che potrebbe o non potrebbe accadere in un futuro anche distante”.

A essere infelice non sono solo le giustificazioni ma anche il tempismo. I correntisti devono fare i conti con tassi di interesse estremamente rosicati, con i tassi che sono ai minimi storici.
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“Non è il momento ideale per imporre un’ulteriore peso a chi ha lavorato sodo per creare un gruzzolo di risparmi e farlo crescere in banca”.

C’è anche chi ha espresso invece un parere opposto, favorevole alla misura. Michael Witts della banca ING Direct sostiene che sia un passo importante per proteggere il paese dai mercati internazionali volatili.

Il prezzo da pagare, tuttavia, pare troppo alto. I detrattori sostengono che serva solo a aumentare le entrate fiscali del governo in un periodo di deficit in aumento.

Fonte: Abc – Australia Broadcasting Corporation

(DaC)