Astrazeneca, clausole contrattuali dei vaccini: chi vivrà, vedrà

14 Maggio 2021, di Redazione Wall Street Italia

di Antonello Martinez, fondatore dello Studio Legale Associato Martinez & Novebaci 

In questi difficili giorni di pandemia purtroppo ancora contrassegnati da un numero di morti impressionante, sono sempre più infuocate le polemiche sulle riaperture, sulle chiusure, sull’individuazione delle cause e delle responsabilità.
Le uniche cose certe che abbiamo e che possiamo affermare senza il minimo dubbio sono tre.
La prima è che l’uscita da questo devastante periodo la si avrà unicamente ponendo in essere le dovute vaccinazioni e su questo non è necessario essere un medico, un virologo o uno statistico, basta leggere i dati dell’Inghilterra, di Israele e della Serbia per capire che dove sono stati fatti a tappeto i vaccini i morti di COVID sono diventati meno di coloro che lasciano questa terra a causa della normale influenza.
La secondo circostanza è che l’organizzazione per fare i vaccini è stata strutturata ma è evidente che mancano i vaccini.
La terza e ultima certezza forse meno evidente alla maggioranza delle persone, per la quale posso parlare con cognizione di causa, è l’incredibile contenuto del contratto intercorrente tra la UE e Astrazeneca.

Dopo mesi di offensive omissioni e censure corredate da innumerevoli omissis sui contenuti del contratto alcune trasmissioni televisive nazionali sono riuscite ad avere copia integrale del contratto dal quale, tra le tante incongruenze, emergerebbe il fatto che tale atto non contenga neanche una penale con natura di sanzione contrattuale.
Mi voglio limitare ad analizzare tale assurda circostanza che, francamente, mi ha lasciato semplicemente basito in quanto va a cozzare con i principi basilari dell’impresa che da sempre ricomprende intrinsecamente il concetto della responsabilità sul proprio operato. In questo caso, il minimo che dovesse essere apposto, era appunto una penale con natura di sanzione contrattuale; in estrema sintesi la penale ordinaria nel nostro codice  prevede che la stessa abbia la funzione, da un lato, di esonerare il creditore dall’onere della prova del danno da inadempimento, in quanto ne costituisce una sorta di liquidazione anticipata mentre la penale con natura di sanzione contrattuale, indipendentemente dall’entità del danno, che dovrà essere richiesta e quantificata in modo autonomo, prevede la diretta corresponsione di una somma particolarmente consistente quale mera misura punitiva in relazione all’inadempimento e/o al parziale adempimento.

In questo caso il soggetto che deve adempiere all’obbligazione, è fortemente incentivato a porre in essere l’esatto assolvimento di quanto si era contrattualmente stabilito. Ove quanto riportato da diversi organi di stampa fosse vero, nel caso di specie, si è posto in essere l’esatto contrario che porterebbe alla casa farmaceutica quasi a una convenienza al ritardato adempimento.

Se infatti è vero che la UE ha pagato in due rate prima di qualsiasi consegna della merce 336 milioni di euro per quelli che sono stati definiti costi di base e se è altresì vero che gli stati membri contribuiscono con circa 534 milioni, da corrispondere alla consegna dei vaccini e ciò per ristorare qualsivoglia costo di sviluppo del prodotto ovvero qualsivoglia onere derivante dal lavoro, dalle materie prima, ai costi di ricerca oltre a quelli derivanti dalla pratica nei confronti dell’Ema e quelli relativi alla farmacovigilanza, per arrivare addirittura ai costi dello sviluppo e del management, non vi è dubbio che è stato ribaltato il cosiddetto rischio di impresa a carico del committente.

A parte altre clausole a tutela della casa farmaceutica per eventuali ulteriori costi sopravvenuti il prezzo per dose è dunque di 1,12 euro a carico dell’Ue a 1,78 per gli stati membri ed è un prezzo che è stato definito “no profit”, ma, incredibile a dirsi, è un prezzo che vale solo fino a luglio 2021. Da tale ultima data la casa farmaceutica potrà autonomamente cambiare i prezzi, fatto salvo il caso in cui, non secondo valutazioni oggettive ma secondo il proprio giudizio, circa il fatto che la pandemia sia ancora in atto o meno.

Ad oggi l’esito di questo “inconsueto” contratto sottoscritto lo scorso 27 agosto è sotto gli occhi di tutti e mi limito a ricordare che prevedeva la consegna entro il 31.12.2020 delle prime dosi in una misura compresa tra i 30 e gli 80 milioni, così come era previsto che si andasse avanti nel 2021 con 40 milioni di dosi a gennaio, 30 milioni a febbraio, 20 a marzo, 80 ad aprile, 40 a maggio con l’ultima tranche di 60milioni di dosi a giugno. Anche in questo caso mi sembra appropriato il vecchio detto: ”Chi vivrà vedrà”.