Asset allocation: nel 2011 la svolta, due approcci alternativi

10 Maggio 2019, di Alessandra Caparello

Il 2011 è l’anno della svolta, quello in cui i rendimenti dei dividendi azionari in Europa hanno superato stabilmente la cedola pagata dal Bund decennale, un anno che ha portato ad una vera e propria rivoluzione per l‘asset allocation che ancora oggi produce i suoi effetti nelle scelte di portafoglio di investitori. Lo spiega un analisi di Ten Sigma, riportata da Il Sole 24 OreIl Sole 24 Ore, secondo oggi le azioni sono in un certo senso diventate le nuove obbligazioni.

La componente obbligazionaria governativa che ha mitigato i rischi degli ultimi 30 anni – riporta il quotidiano – ha quasi esaurito la sua funzione e per chi investe oggi rimane la componente azionaria al servizio del rendimento.

Per avere ritorni attrattivi, l’investitore deve avere in portafoglio sicuramente le azioni o almeno obbligazioni high yeld, quelle a rischio più alto. Come spiega Roberto Malnati, risk manager di Sigma Sagl di Lugano sono due gli approcci da adottare che forniscono spunti interessati: uno considerare una nuova generazione di fondi di investimento.

Mantenere un’azione o un Etf in perdita del 50% significa dover attendere un rialzo del 100% per poter rivedere i livelli di prezzo antecedenti alla discesa. In attesa che i produttori di Etf adottino strategie sistematiche utili a bloccare le singole perdite eccessive dei componenti degli indici che vanno a replicare all’interno di limiti prefissati, lasciando ai titoli più virtuosi il compito di aumentare il proprio peso nell’indice e il loro valore, è utile per gli investitori cominciare a prendere in considerazione una nuova generazione di fondi di investimento che adottano strategie dinamiche progettate per mantenere il rapporto tra rendimento e rischio all’interno di limiti molto stretti, anche grazie all’utilizzo di coperture.

L’altro approccio, suggerisce l’analista, è percorrere l’onda dei megatrend.

In presenza di investimenti a tema o settoriali aumenta considerevolmente la possibilità di individuare con regole algoritmiche i prossimi vincitori, ossia titoli che cresceranno nel corso degli anni anche di percentuali a  tre cifre.