Armani cambia idea: ora non esclude matrimonio con un altro gruppo, purché italiano

8 Aprile 2021, di Mariangela Tessa

Da sempre convinto sostenitore dell’indipendenza del suo gruppo, Giorgio Armani, fondatore del omonimo gruppo della moda, cambia idea. E, a 86 anni, considera la possibilità di una joint venture con un’altra società. Ad una condizione però: che il potenziale partner abbia “il passaporto” italiano.

L’occasione per rivedere la strategia è arrivata dalla pandemia di COVID. È stata l’emergenza sanitaria, secondo quanto ha spiegato il fondatore del gruppo icona del Made in Italy, in un’intervista a Vogue America, che “ci ha fatto aprire un po’ gli occhi”.

Nessuna intenzione però intenzione di seguire la strada seguita da altri marchi italiani come Gucci, Valentino, Versace, ecc. finiti in mani straniere. La sua idea, spiega, è quella di “un’’unione con un’importante società italiana”, non necessariamente una società del settore moda.

Un progetto che fa venire in mente la strada seguita dal gruppo Trussardi, che due anni fa ha dato il controllo del gruppo bergamasco al fondo 4R, partecipato da Cdp (40%), Inail, Inarcasse e Cassa Forense.

Armani nell’intervista ricorda che già ha passato molti incarichi allo storico braccio destro Leo Dell’Orco e alla nipote Roberta Armani.  Quest’ultima ha spiegato:

“Sono sicura abbia fatto i suoi piani e qualsiasi cosa abbia deciso noi saremo con lui”.

Pur non essendo al corrente di un’eventuale fusione con un altro colosso italiano la manager afferma che “potrebbe essere ottimo avere finalmente un’importante joint venture made in Italy nell’industria della moda”.

Secondo una recente  classifica di Bloomberg Giorgio Armani è uno degli italiani più ricchi con un patrimonio personale stimato di c7,54 miliardi di dollari.

Armani, il bilancio 2019

Nell’ultimo bilancio annuale reso noto, ovvero quello relativo all’esercizio 2019, il gruppo ha raggiunto un utile netto consolidato pari a 124 milioni euro (152 milioni nel 2018) su ricavi netti di 2,158 miliardi, in crescita del 2,3 per cento. Nello steso esercizio, i ricavi indotti, inclusivi delle licenze, sono stati pari a 4,157 miliardi (+9 per cento).

L’utile ante imposte è risultato pari a 175 milioni (circa -12%). I valori patrimoniali e la posizione finanziaria netta sono risultati stabili, con un patrimonio netto, a fine 2019, di 2,05 miliardi, in linea con il 2018, mentre le disponibilità liquide nette si sono attestate a 1,215 miliardi (1,316 miliardi a fine 2018).