Argento: bolla esplosa? E’ gia’ crollo del 14% in tre giorni

4 Maggio 2011, di Redazione Wall Street Italia

Roma – E’ di nuovo tonfo per le quotazioni dell’argento, che lasciano sul terreno il 5% del loro valore, scivolando a $40,65 l’oncia sul mercato newyorchese Comex. Soltanto nell’arco di tre giorni, i futures sono crollati di ben il 14%: si tratta della maggiore perdita registrata in tre giorni dal 2008.

Cosa sta accadendo? La bolla argento è alla fine esplosa? Due sono i fattori principali che hanno messo sotto pressione i prezzi: il primo si riferisce alla decisione dei mercati di aumentare i margini richiesti per fare trading sul metallo prezioso del 38% dallo scorso 26 aprile.

“Alcuni operatori minori che agiscono secondo i dettami della speculazione hanno dovuto ridurre le proprie posizioni in quanto non possono permettersi di pagare margini così alti – ha commentato, in una intervista a Bloomberg, Jerome Berset, gestore di portafoglio presso Palaedino Asset Management Sa.

Ma movimenti così bruschi possono spiegarsi solo con i sell off dei grandi partecipanti al mercato. Ed ecco la notizia resa nota dal Wall Street Journal: citando fonti non identificate, il quotidiano finanziario americano ha affermato che il Soros Fund Management, di proprietà del magnate finanziario George Soros, insieme ad altri hedge fund, sta smobilizzando le posizioni accumulate sull’argento (e anche sull’oro). Michael Vachon, portavoce di Soros, non ha rilasciato commenti a tal proposito.

Ma a fare dietrofront è stato anche uno dei fondi finora più bullish. Sprott Asset Management ha venduto infatti azioni PSLV per un valore di 35 milioni di dollari. Il PSLV è l’ETF sull’argento (Sprott Physical Silver ETF). Lo stesso Sprott è stato per molto tempo bullish sia sull’oro che sull’argento. Ma, stando ai documenti resi noti dalla Sec, le vendite sono scattate tra il 18 e il 25 aprile e sono state messe in atto proprio da lui.

Dagli inizi del 2011, l’argento si è confermato l’asset con la performance migliore tra le 24 materie prime che sono monitorate da Standard & Poor’s GSCI Index. Ma ora non si sa davvero quale sarà la sua direzione futura.