AOL-TIME WARNER, UN MONOPOLIO PEGGIO DI MICROSOFT

11 Gennaio 2000, di Redazione Wall Street Italia

La settimana scorsa, il valore di Time-Warner era pari a 83 miliardi di dollari USA, una valutazione piuttosto generosa da parte di un mercato decisamente “caldo” per le azioni del settore media, dato che i ricavi lordi annuali della societa’ viaggiano al di sotto dei 20 miliardi di dollari.

AOL per parte sua valeva 163 miliardi di dollari, una valutazione estremamente ricca da parte di un mercato ”al calore bianco” per le azioni internet, visto che i ricavi lordi di questa societa’ sono invece ben inferiori a 10 miliardi di dollari.

Ora AOL e Time-Warner sono pronte ad accomunarsi in una fusione, ma la nuova societa’ post-fusione non sara’ valutata a 83 + 163 = 263 miliardi di dollari, bensi’ a 350 miliardi; questo perche’ AOL offre 164,75 miliardi per Time-Warner, grosso modo il doppio della valutazione epressa per quest’ultima dal mercato la settimana scorsa.

Eccoci quindi al fenomeno ”numero uno”: il toro scatenato del mercato azionario Usa e’ capace di generare valore molto piu’ di quanto siano in grado di farlo le societa’ internet, che dal mercato sono state spinte fino alla stratosfera, e che per la maggior parte non sono profittevoli, ne’ arriveranno mai ad esserlo.

Adesso AOL intende scambiare il 100% del suo incerto futuro (vende servizi che un numero sempre maggior di altri provider sta offrendo gratis) per il 55% della societa’ post-fusione, la quale vendera’ prodotti Time-Warner che nessuno puo’ offrire gratis: film, musica, riviste, libri e posti al cinema.

Ed ecco il fenomeno ”numero due”: e’ la sempre maggiore concentrazione della proprieta’ nel settore media. Al tempo dell’assorbimento dell’impero del settimanale Time, Warner era gia’ un gigante dell’entertainment nei settori musica, film e televisione (in quanto proprietaria dei canali Home Box Office, o HBO).

La societa’ ha in seguito assorbito CNN, con i suoi diversi canali, acquisendo inoltre lungo il percorso varie societa’ televisive via cavo che trasmettono programmi a 13 milioni di famiglie americane. Adesso la societa’ post-fusione deve aggiungere all’impasto i venti milioni di sottoscrittori AOL, oltre al numero ancora maggiore di utenti Netscape.

Questa e’ la giustificazione per la valutazione di 350 miliardi di dollari: la societa’ post-fusione sara’ in grado di immettere “contenuto” nell’universo convergente di utenti internet e sottoscrittori di servizi via cavo, dando ad entrambi l’interattivita’ AOL e la capacita’ wide-band del cavo.

Consumata dalla febbre internet, Wall Street sta infrangendo ogni regola. Ma ogni fusione che interessi i canali televisivi e’ tenuta ad ottenere l’approvazione delle autorita’ di controllo governative della Federal Communications Commission (FCC), che di regole invece ancora devono seguirne.

Quindi il fenomeno ”numero due” potrebbe portare alla rovina del fenomeno ”numero uno”: Wall Street va pazza per AOL, ma la FCC potrebbe bloccare l’affare. E anche la divisione antimonopolio del Dipartimento di Giustizia americano aspetta dietro le quinte.

Nel perseguire Microsoft per aver cercato di strangolare Netscape, tra gli altri peccati, la divisione antimonopolio si e’ trovata involontariamente a dare una mano al propietario di quest’ultima, proprio AOL. Ora il governo si trova di fronte una splendida opportunita’ di dimostrare la sua imparzialita’, con la minaccia concreta di portare in tribunale la societa’ post-fusione AOL-Time Warner.