Antiriciclaggio: tante segnalazioni, ma di scarsa qualità

15 Giugno 2017, di Giovanni Falcone

Uno degli ultimi rapporti conosciuti della Guardia di finanza e risalente all’anno 2014, riguardante la qualità della “collaborazione attiva”  ci dice che “il fumo è tanto ma l’arrosto quasi non si vede”:

  • 75% archiviate senza alcun approfondimento;
  • 25% meritano di essere, oltre che lette, anche “approfondite”;
  • 1% vengono contestati rilievi penali e/o amministrativi.

Questo è, grosso modo, la sintesi di un documento diffuso dal Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza.

In pratica su 85.581 SOS esaminate – delle quali circa 76 mila pervenute all’Unità d’Informazione Finanziaria nel solo anno 2014 – circa 30 mila sono state oggetto di approfondimenti da parte della Guardia di finanza sul territorio nazionale, pervenendo a numero 588 contestazioni di carattere penale e 787 di natura amministrativa.
Un altro dato emerso è la stabilizzazione complessiva del numero di Segnalazioni di Operazioni Sospette intorno alle 75 mila annue, a fronte di un crescendo degli ultimi anni.

Le segnalazioni inviate

Il Rapporto annuale suddivide gli alert in base ai quali partono le segnalazioni e, a fronte di un eccessivo utilizzo del denaro contante, un ulteriore e significativo numero proviene dal “coinvolgimento in indagini penali” dello stesso cliente.

Secondo il mio punto di vista, è paradossale “segnalare” il cliente indagato dall’Autorità giudiziaria sul territorio – in pratica vado a segnalare una circostanza già nota alla magistratura – posto che, non vado ad indicare alcuna “operazione sospetta”che al contrario rappresenta l’unica motivazione del complessivo sistema di contrasto al “Riciclaggio di denaro sporco e finanziamento del terrorismo”. 

Suggerimenti 

Volendo pensare di migliorare la qualità della “collaborazione attiva” che personalmente ho sempre definito una sorta di “obbligo codificato del comune senso civico”, bisogna pensare di intercettare fenomeni di “usura”, “frodi fiscali”, “evasione fiscale”, “false fatturazioni”, “attività di copertura”, “truffe alla pubblica amministrazione”, “bancarotte”, “garanzie di terzi per disponibilità extracontabili in occasione di richieste di affidamenti”, “prestanomi”, “finanziamenti soci occulti”, “vendite sotto costo”, fenomeni di “phishing”, rapporti da e/o per i cc.dd. “paesi a rischio” etc.

Per essere più chiaro, voglio fare qualche esempio:

  • Attività di copertura

Laddove un dichiarato imprenditore, titolare di partita IVA e regolarmente registrato alla Camera di Commercio per l’esercizio all’ingrosso di mobili – preleva e versa quasi esclusivamente denaro contante, magari di piccolo taglio – mi induce a ritenere che possa trattarsi di un’attività di copertura, significando che la vera fonte ed origine della risorsa finanziaria è di tutt’altra natura.

In pratica, quando c’è poca o insufficiente trasparenza sulle “origini ovvero destinazione della provvista”, come Intermediario e/o professionista sono indotto a ritenere che il cliente voglia nascondere ed occultare una condotta illecita.

In tali situazioni, sarà bene valutare l’inoltro di una SOS. 

  • Usura

Clienti che, privi di Partita IVA – privati consumatori – che, con sistematicità, presentano effetti al dopo incasso senza addurre particolari motivazioni sono potenziali usurai.

Un altro caso di un cliente, titolare di una licenza di commercio ambulante di prodotti alimentari, in forma itinerante (camion panini e birra) che versava solo “assegni”, assolutamente incoerente con l’oggetto sociale dichiarato che avrebbe dovuto movimentare solo contante di piccolo taglio e che in una occasione ebbe a dire al Responsabile di filiale: “Dateli a me questi soldi che vi faccio vedere come rendono”. 

Insomma, nella vita il “fumo serve a poco” e qui pare che ce nei sia tanto, anzi che dico “addirittura troppo”!