Analisti: “Niente panico, rating non scenderà a livello junk”

22 Ottobre 2018, di Mariangela Tessa

Niente panico. Questa la parola d’ordine degli analisti all’indomani del downgrade di Moody’s sul debito sovrano italiano a Baa3, a un passo dal giudizio ‘junk’, spazzatura. Bisognerà vedere se lo stesso atteggiamento sarà adottato oggi dagli investitori all’avvio delle contrattazioni.

Quella di Moody’s era una bocciatura ampiamente attesa dal mercato atteso anche nella tempistica.

“Era un downgrade ampiamente atteso e la consolazione è che l’outlook sia rimasto stabile”, spiega Vincenzo Longo, investment analyst di IG markets, secondo il quale “il taglio è già stato scontato dai mercati, per cui non mi aspetto particolari ripercussioni. Quello che noi diamo per certo è che le agenzie non scenderanno sotto certi livelli“, cioè portando il rating dell’Italia ancora più in basso.

Non è successo nei momenti peggiori della crisi e non succederà adesso che ci sono gli strumenti di protezione della Bce, anche perché sarebbe un passo verso il tracollo”, conclude Longo.

Ora l’attesa è per la revisione prevista per venerdì prossimo di Standard & Poor’s, ma anche in questo caso ci si aspettano poche sorprese. Le stime sono per un downgrade e forse anche un outlook negativo.

“Dalla crisi del 2007 le agenzie di rating hanno concordato un calendario e per venerdì ci aspettiamo Standard & Poor’s, che non dovrebbe portare a terremoti”, spiega Gianluca Garbi, amministratore delegato di Banca Sistema, secondo il quale è possibile l’effetto psicologico di contenimento dello spread in un mercato che ipotizza sempre gli scenari peggiori. Così come vede “molto ridotto” l’impatto sulle banche.

Insomma ottimismo e attesa anche se qualche preoccupazione non manca. Da maggio il rendimento dei Btp decennali è esploso da quota 1,87% all’attuale 3,47%, cioè quasi il doppio. A parte i casi limite dei bond turchi (che hanno un rendimento del 17%), la Grecia fa peggio di poco (3,7%), Cipro ‘paga’ molto meno dell’Italia il debito (2,3%), così come Portogallo (2%) e Spagna (1,7%).