Analisi ciclica, Ftse Mib: la ripresa viene dall’India

4 Dicembre 2012, di Redazione Wall Street Italia
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Milano – La rottura al rialzo del pattern presentato la settimana scorsa ha confermato la partenza di un ciclo semestrale per l’indice MIB. Ci troviamo sul secondo semestrale del ciclo annuale in corso, il target rialzista di questo ciclo è il massimo del precedente ciclo semestrale, intorno a 16700. Non ci sono molte probabilità che questo livello venga superato, vista la pesante forza ribassista che condurrà questo ciclo al minimo definitivo della borsa italiana nel 2013 inoltrato.

Poiché non ci sono particolari novità sulla Borsa italiana, vale la pena soffermarsi sull’andamento delle borse asiatiche e in particolare di quella indiana.

Nell’immagine qui sotto è riportato l’andamento dell’indice accompagnato dalla sua media mobile quinquennale. La parte in rosso è la previsione per i prossimi cinque anni (secondo il celebre metodo di previsione “Taylor” creato dall’Ing. G.Migliorino). La corsa rialzista è già partita (l’indice ha rotto al rialzo la media mobile di lungo periodo) e le condizioni per il futuro sono decisamente positive.
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Non è difficile capire perché la ripresa economica globale partirà dall’India (ancor più che dalla Cina). Un miliardo di persone istruite che stanno cominciando ad assaporare il benessere materiale e che operano su un mercato di circa tre miliardi di consumatori (India, Cina, Indonesia, Vietnam, etc…) che si sta rendendo conto di non avere più bisogno dell’occidente per produrre e consumare ricchezza… in sostanza, l’asse del mondo si è già spostato a est.

E il Giappone? Il Giappone ha avuto il suo momento di gloria negli anni 70-80, dopodiché è caduto nella trappola della liquidità da cui ancora non è venuto fuori. Ha un debito pubblico pari al 225% del Pil e una popolazione in rapido invecchiamento, ma è ancora un grande esportatore. Grazie al saldo attivo degli scambi con l’estero e il controllo della moneta, il Giappone si può permettere il debito pubblico più alto del mondo, a differenza di quanto succede in Europa (e, in particolare, in Italia).

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