ANAC & DNA: sinergia istituzionale a suon di protocolli

15 Novembre 2017, di Giovanni Falcone

ANAC & DNA: sinergia istituzionale a suon di protocolli

Per quanto faccia fatica a comprenderne il senso, leggo oggi che è stato raggiunto un accordo tra la Direzione Nazionale Antimafia del Procuratore uscente Franco Roberti e l’Autorità Nazionale Anti corruzione di Raffaele Cantone, avente la finalità di una maggiore condivisione di dati e informazioni sulla banca dati degli appalti pubblici.

Di questi “protocolli d’intesa”, sia chiaro, ne abbiamo visti molti in passato, con risultati ahimè non sempre soddisfacenti.

Posto che non li ho mai letti questi “protocolli” che penso trattasi di pura burocrazia elevata a sistema, analoghi a quelli, tanto per fare qualche esempio a quelli frequentemente stipulati fra Amministrazioni comunali sul territorio e la Guardia di finanza per il contrasto alla evasione fiscale.

Premesso che nei miei circa trent’anni trascorsi nella Guardia di finanza, non mi è mai capitato di trattare vicende analoghe, mi chiedo: la collaborazione, lo scambio di informazioni e/o quant’altro necessario al raggiungimento dei fini istituzionali, non dovrebbe essere automatico fra organismi della Pubblica amministrazione?

Insomma, questi protocolli sono indispensabili?

È vero, i tempi cambiano e quindi diventa tutto più difficile, complicato, aumentano i protocolli e la burocrazia si complica.

Intanto nell’attesa dei risultati, viva i protocolli se mai serviranno a qualcosa per combattere la corruzione, la correttezza degli appalti pubblici nella Pubblica amministrazione.

Sinergia necessaria, ma risultati tutti da verificare.