Amato insabbiò indagini. Con un “zitta” alla testimone

16 Settembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lo ha appena nominato giudice della Corte costituzionale, scatenando una polveriera di polemiche e di proteste.

Ora arriva una notizia in più per essere contrari alla sua nomina e alla scelta presa da Re Giorgio.

E’ la rivelazione bomba del Fatto Quotidiano, che scrive come, in una telefonata che risale 1990, Amato chiese alla vedova di un dirigente socialista di non fare i nomi dei protagonisti di una tangente di 270 milioni di lire. “Tirati fuori da questa storia”, le disse chiaro e tondo.

Il Fatto Quotidiano riporta che la donna era la moglie del senatore socialista Paolo Barsacchi, già sottosegretario, morto quattro anni prima.

“Barsacchi, nonostante non possa più difendersi, è accusato dai vecchi compagni di partito di essere l’uomo a cui finì la tangente di 270 milioni di lire per la costruzione della nuova pretura di Viareggio. La vedova del senatore, Anna Maria Gemignani, non vuole che il nome del marito, solo perché è deceduto e non perseguibile, finisca nel fascicolo dei magistrati. E minaccia di fare nomi e cognomi”.

All’epoca Amato era deputato e vicesegretario del Psi di Bettino Craxi; la data a cui risale la telefonata è il 21 settembre 1990. “Non c’è ancora nessuna Tangentopoli, ma le mazzette ci sono eccome”. E vengono insabbiate anche da quello che ora è diventato giudice della Corte Costituzionale.