Allarme Ocse sui debiti societari: 4,5 volte Pil Francia

26 Febbraio 2019, di Mariangela Tessa

Un macigno da 4 mila miliardi di dollari, pari al bilancio della Fed. A tanto ammontano i debito societari mondiali  che dovranno essere finanziati nei prossimi tre anni. È la fotografia non rassicurante scattata dall’Ocse, nel suo rapporto “Corporate Bond Markets in a Time of Unconventional Monetary Policy”.

Dall’analisi emerge inoltre che al momento è pari a 13.000 miliardi di dollari l’ammontare complessivo dei bond in circolazione emessi da società non finanziarie (banche escluse quindi), più del doppio rispetto alla crisi del 2008, quasi 4,5 volte il Pil della Francia. Un nuovo record.

Secondo l’Organizzazione di Parigi, negli ultimi 10 anni il mercato mondiale è stato innondato di obbligazioni societarie, mentre è salita a livelli da record la quota di titoli con rating investment grade meno elevati e al tempo stesso sono “drasticamente calate” le tutele degli obbligazionisti: un cocktail che potrebbe “amplificare” le ricadute negative di eventuali situazioni di “tensione” sui mercati.

Debiti Cina ed emergenti: una bomba a orologeria

Un contributo molto rilevante al boom di emissioni è arrivato dalla Cina e dai mercati emergenti. Con 2.780 miliardi di dollari, la mole delle emissioni di bond societari di Stati emergenti è aumentata del 395 per cento rispetto al 2008: in pratica è quintuplicata.

Da sola la Cina è passata da un livello di emissioni “trascurabile”, dice l’Ocse, a 590 miliardi di dollari nel 2016 (quindi il dato 2018 con ogni probabilità risulterebbe ancora superiore).

E “rischi e vulnerabilità nell’obbligazionario societario sono anche significativamente diversi da quelli precedenti alla crisi”. La quota di bond ai livelli più bassi dell’investment grade (guardando al rating) è al 54 per cento “un massimo storico” dice ancora l’ente parigino.

Nell’ipotesi che si verificasse uno shock finanziario simile a quello del 2008 “500 miliardi di dollari di obbligazioni societarie finirebbero nella categoria non investment grade nell’arco di un anno”. In pratica diventerebbero quelle che in gergo si chiamano titoli spazzatura. E questo costringerebbe a vendite forzate difficili da sostenere.