Intelligenza artificiale potrebbe aggravare instabilità di mercato

13 Dicembre 2017, di Alberto Battaglia

I programmi e gli algoritmi di intelligenza artificiale che già oggi sono ampiamente utilizzati dai fondi per operare sui mercati sulla base delle sue oscillazioni di prezzo potrebbero aggravare di molto la durezza della prossima correzione. Questo perché i dati sulla base dei quali questi algoritmi sono stati raccolti sono quelli degli anni successivi alla crisi finanziaria, un ambiente straordinario caratterizzato da politiche monetarie non convenzionali ed estremamente favorevoli.

È quanto avverte il Financial Stability Board, organo internazionale basato in Svizzera che in uno studio dello scorso novembre ha sottolineato come l’aumento dell’uso di intelligenza artificiale da parte di hedge fund e market maker possa ulteriormente stringere i parametri di negoziazione che sono vitali per la stabilità del mercato, come la quantità di capitale di una banca in relazione alle sue posizioni di negoziazione in essere.

Questo è dovuto al fatto che l’intelligenza artificiale è oltremodo efficace nell’ottimizzare i sistemi complessi. Il timore è che non disponendo di dati relativi a condizioni di mercato diverse le strutture di AI possano reagire in misura eccessiva a determinati segnali.

È possibile dunque che l’impatto degli shock si diffonda più velocemente, rendendo l’intero sistema potenzialmente meno stabile, fatto che sarebbe aggravato dalla condivisione delle fonti di dati e le strategie fra diverse AI. In tali condizioni, il medesimo stimolo provocherebbe reazioni simultanee potenzialmente destabilizzanti.

Anche la Fed di Dallas, presieduta da Robert Kaplan, ha recentemente messo in luce gli squilibri del mercato finanziario attuale, senza risparmiare un’osservazione critica sul fatto che l’intelligenza artificiale potrebbe aumentare il rischio di una repentina correzione.