Società

Agnelli, la Procura indaga su nuova ipotesi riciclaggio. E Fiat sara’ venduta al miglior offerente

Questa notizia è stata scritta più di un anno fa old news
Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Riciclaggio. E’ questa la nuova ipotesi di reato su cui si sta muovendo la Procura di Milano che indaga sul presunto tesoro di Giovanni Agnelli nascosto all’estero. Un secondo tesoro occultato, secondo la Procura, ulteriore rispetto ai circa 1,4 miliardi di euro parcheggiati fuori dall’Italia e frutto dell’opa Exor del 1999, ormai venuti alla luce.

Su questi 1,4 miliardi non dichiarati il sipario si è infatti chiuso circa un mese fa. A ridosso di Ferragosto, da un lato l’accomandita Giovanni Agnelli & C (holding che raccoglie tutti i rami del composito clan familiare), dall’altro la moglie dell’Avvocato, Marella Caracciolo, e la figlia Margherita Agnelli de Pahlen hanno raggiunto un accordo con il Fisco per circa 100 milioni complessivi.

Una cifra di per sé imponente, eppure modesta rispetto alle somme in gioco, ma determinata sulla base degli elementi di prova maggiormente solidi che l’Agenzia delle Entrate era riuscita a recuperare. Quelle prove, per essere più chiari, che avrebbero sicuramente resistito a un eventuale ricorso degli Agnelli.

L’accomandita ha già versato i 50 milioni di sua competenza, chiudendo le pendenze con il Fisco. Le due eredi invece non hanno ancora definito la questione, a quanto pare per il rifiuto di Margherita di pagare la sua quota di 25 milioni (altrettanti sono per Marella, che risponde in solido) per un’evasione da lei non compiuta, visto che nel 2003, alla scomparsa del padre, la dichiarazione dei redditi venne firmata solo dalla madre Marella.

L’ipotesi di riciclaggio non riguarderebbe dunque questi 1,4 miliardi. Nello scenario ipotizzato dagli inquirenti ci sarebbero approssimativamente ancora 600-700 milioni non portati a conoscenza delle autorità fiscali italiane. Milioni che, se fossero reperiti, potrebbero essere a loro volta oggetto di una nuova contestazione da parte dell’Agenzia delle Entrate. Dovrebbe trattarsi del denaro che Margherita sostiene essere stato escluso dall’inventario dei beni del padre fatto in occasione dell’accordo ereditario del 2004 fra Marella e Margherita.

Sulla base di quell’accordo, Margherita ottenne circa 1,15 miliardi di euro in cambio della rinuncia alle quote della Dicembre, la società semplice a monte dell’accomandita, e di cui John Elkann (figlio di Margherita) è primo azionista. Secondo l’ex legale di Margherita, Emanuele Gamna, ammontava a 1,5 miliardi di euro il patrimonio inventariato al momento dell’accordo.

A Milano i pm Eugenio Fusco e Gaetano Ruta hanno da tempo sulla scrivania il faldone sul presunto tesoro di Agnelli e in quest’ambito a fine 2009 hanno indagato per estorsione proprio Margherita e il suo avvocato Charles Poncet. Avrebbero infatti tentato di ottenere dall’ex legale della signora de Palhen, Emanuele Gamna, parte dei 15 milioni di euro da lui incassati in nero all’estero come parcella per l’accordo del 2004, oltre a una dichiarazione giurata sui conti esteri dell’Avvocato da usare nel processo civile promosso da Margherita contro la madre e contro Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Sigfried Maron, considerati i gestori del tesoro estero di Agnelli. Una causa che però ha visto Margherita sconfitta all’inizio di quest’anno.

Nel marzo scorso, per l’evasione fiscale sulla parcella, Gamna è stato condannato con rito abbreviato a 14 mesi di reclusione (pena sospesa) e a rifondere 10 milioni al Fisco. E’ proprio da alcune dichiarazioni di Gamna che avrebbe preso corpo la nuova caccia al tesoro estero, per il quale si ipotizza il riciclaggio. Sono già partite due rogatorie, una per la Svizzera e una verso il Liechtenstein (dove si trovava Alkyone, il fondo da cui Margherita ottenne la sua quota di eredità), e potrebbe esserne avviata una terza verso un Paese europeo.

Nel mirino ci sarebbe fra l’altro un conto corrente aperto presso la Morgan Stanley di Zurigo: gli inquirenti vogliono conoscere riferimenti e movimenti dei conti e dei titolari (persone fisiche o giuridiche). Già diverse persone sarebbero state sentite dai magistrati, come il misterioso nobile molto introdotto nell’alta finanza elvetica che avrebbe svelato alcuni segreti sui conti esteri presuntamente riconducibili all’Avvocato.

Una delle ipotesi da esaminare riguarda l’eventuale investimento di una parte di questi milioni in strumenti finanziari a lungo termine ma comunque smobilizzabili, che però sono stati lasciati all’estero dopo lo scoppio del caso in seguito alla causa avviata da Margherita. Un denaro che (qualora esistesse davvero) l’Avvocato potrebbe avere deciso di lasciare a chi avesse preso le redini della famiglia, per garantirgli una sua autonoma forza patrimoniale.

Copyright © Milano Finanza. All rights reserved

******************************

JAKI è PRONTO A SCARICARE I MARCHI FIAT, LANCIA, ALFAROMEO, MASERATI E FERRARI AL MIGLIOR OFFERENTE SUL MERCATO – AGLI AGNELLI BOYS RESTERANNO I VERI GIOIELLI DI FAMIGLIA: CAMION E TRATTORI

di Francesco De Dominicis – Libero

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – A giudicare dalla spartizione dei debiti, potrebbero sembrare due sorelle gemelle, trattate equamente di fronte a una successione. Forse non è proprio così. Stiamo parlando, in effetti, di un’eredità pesante. Che corrisponde a un macigno di ben 5 miliardi di euro, 2,5 a testa. Partono da qui, dalla massa debitoria ereditata dal passato, Fiat Auto e Fiat Industrial, i nuovi gruppi frutto dell’annunciato spezzatino, cucinato formalmente a Torino dai vertici del Lingotto.

L’esposizione debitoria, insomma, è destinata a segnare in maniera distinta il futuro dell’auto (che parte in svantaggio) e dei veicoli industriali (il fiore all’occhiello di casa Agnelli). Ma il dado è tratto. E l’operazione è stata salutata con orgoglio e soddisfazione in una giornata «storica». La casa torinese ora avrà due gambe «forti e ambiziose» e con «obiettivi ben riconoscibili dal mercato»: si apre «un nuovo capitolo della storia» di Fiat.

È toccato a John Elkann, che per la prima volta ha presieduto l’assemblea degli azionisti, sottolineare con tutta l’enfasi del caso l’importanza dello scorporo delle attività industriali dall’auto. «Non abbiamo paura del futuro, quello che ci interessa è proprio costruirlo», ha spiegato il presidente.

Con il via libera dell’assemblea alla scissione saranno separate le attività di Iveco e Cnh, insieme al ramo Industrial & Marine di Fpt Powertrain Technologies, dalle attività legate all’automobile, che includono Fiat Group Automobiles, Ferrari, Maserati, Magneti Marelli e l’altra componentistica. Il processo di scorporo si completerà entro fine anno, Fiat Industrial approderà a Piazza Affari dal 3 gennaio 2011.

Le due società, come accennato, si spartiranno il debito industriale in parti uguali, 2,5 miliardi a testa, con una liquidità di 10 miliardi per Fiat e e di 3 miliardi per Fiat Industrial. L’obiettivo per Fiat è di crescere da 22 a 64 miliardi di euro di fatturato da qui al 2014 e per Fiat Industriali da 19 a 29. Cifre che non spaventano Sergio Marchionne: «Oggi – ha detto l’amministratore delegato Fiat – per l’auto è un grandissimo giorno, da oggi l’auto è libera da camion, trattori, escavatrici e potrà scegliere il suo destino». Destino che per la verità sembra sempre più lontano dal recinto degli eredi Agnelli, forse più interessati a tenersi il gioiello di famiglia, vale a dire l’Industrial.

La direzione l’ha indicata sempre Marchionne: «I due gruppi che emergeranno dalla scissione avranno maggiore libertà di azione, anche nel caso si presenti la possibilità di stringere alleanze». Alleanze che appaiono ineluttabili per l’Auto, per la quale rimane «il forte impegno a sviluppare Alfa Romeo e a farlo diventare il marchio premium del gruppo», allargando l’offerta ai Suv con tecnologia Chrysler. Il Biscione potrebbe dunque tornare negli Usa, Canada e Messico. Confermato, poi, che Fiat non potrà superare la quota del 49,9% di Chrysler fino a quando l’intero debito verso il Tesoro americano non sarà rimborsato.

L’asse Torino-Detroit, ha detto l’ad, ha creato «vantaggi reciproci». Marchionne, maglioncino blu d’ordinanza, ha poi messo in fila anche gli altri accordi siglati recentemente da Fiat. «Tra i punti di forza, bisogna ricordare anche un’altra alleanza, quella con Credit Agricole nel settore dei servizi finanziari, che è l’esempio di un modello di business competitivo. La joint venture Fga Capital sta già erogando servizi finanziari ai clienti dei marchi del gruppo Chrylser in Europa». Entro l’anno invece dovrebbe essere «completata» l’integrazione della vendita dei marchi Chrysler, Jeep e Dodge con il network di Fiat.

Il piano con Chrysler, ha aggiunto il top manager, prevede «un’accelerazione dello sviluppo internazionale, con particolare attenzione verso Cina, Russia e India». Lancia è il marchio su cui si avrà l’impatto più ampio dell’alleanza con Detroit perché le due gamme verranno pienamente integrate in Europa con Lancia che diventerà un full-liner. Mentre per Ferrari (obiettivo del Lingott è tornare a controllare il 90% di Maranello) è previsto un aumento della redditività con un livello dei volumi nei prossimi anni «sostanzialmente stabili». Maserati avrà una gamma più ampia e tenterà di abbracciare nuovi fasce di mercato.

A rovinare la festa, i dati sulle vendite del settore. Prosegue infatti senza tregua il crollo del mercato automobilistico europeo. Ad agosto le immatricolazioni di auto nuove in Europa (27 paesi Ue più quelli Efta) sono ammontate a 731.503 unità, in calo del 12,1% rispetto al 2009. Segno meno anche a luglio (-17,9). E nei due mesi estivi è tonfo anche per il mercato italiano: -19,3% (a 68.718 immatricolazioni) ad agosto, e -25,7% a luglio.

La fine degli incentivi penalizza proprio il Lingotto che ha registrato a luglio un crollo delle immatricolazioni del 31,1% (80mila unità), con una quota di mercato al 7,5% dal precedente 9%. Male pure ad agosto: volumi a -23,8% (46mila unità) e quota di mercato scesa al 6,4% dal 7,4 per cento. Numeri che hanno pesato in Borsa, dove il titolo ha perso il 2,2 per cento.

Copyright © Libero. All rights reserved