Agevolazioni fiscali a rischio, Senato dice sì ai tagli

5 Febbraio 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA – Vede il traguardo la delega fiscale: ieri è arrivato il via libera del Senato alla legge di riforma, che ora dovrà tornare alla Camera per l’approvazione definitiva.

L’ultima novità è una stretta sulla pubblicità radiotelevisiva ai giochi che prevedono vincite in denaro.

Tra i capitoli rilevanti, accanto al riassetto del catasto che prevede il passaggio ad un sistema basato sui metri quadrati invece che sui vani e agganciato ai valori di mercato, e alla delimitazione del concetto di abuso di diritto (come l’elusione fiscale) c’è anche l’ambizioso progetto di rivedere i vari regimi di agevolazione fiscale, con l’obiettivo di «ridurre, eliminare o riformare» quelle che «appaiono, in tutto o in parte, ingiustificate o superate alla luce delle mutate esigenze sociali o economiche ovvero che costituiscono una duplicazione».

Una missione ardua con la quale questo e i precedenti esecutivi si sono già scontrati: l’ultimo episodio è la marcia indietro sulla scelta di limare le detrazione Irpef al 19 per cento. Anche quell’operazione inizialmente inserita nella legge di stabilità (con un beneficio di circa 500 milioni l’anno) è stata rinviata alla fase di attuazione della delega.

ELENCO STERMINATO

Potenzialmente l’elenco è sterminato: le 720 forme di agevolazione (dette anche “spese fiscali”, in inglese “tax expenditures”) catalogate già due anni fa da un gruppo di lavoro guidato da Vieri Ceriani, provocano una teorica perdita di gettito di circa 250 miliardi.

Ovviamente l’obiettivo non è recuperarli tutti: anche una quota molto piccola sarebbe significativa, visto che la stessa delega prevede di destinare i risparmi per il bilancio dello Stato – una volta salvaguardati i conti pubblici – alla riduzione della pressione fiscale. Recentemente il Fondo monetario internazionale ha identificato una quota aggredibile pari a circa 60 miliardi.

Ma allora quali tax expenditures potrebbero finire nel mirino? La legge oltre al criterio della duplicazione e della inattualità indica alcuni ambiti da salvaguardare: lavoro, pensione, famiglia, salute, ambiente, innovazione tecnologica.

Prevedibile quindi che le prime voci ad essere vagliate saranno gli aiuti alle imprese particolarmente settoriali o anacronistici e i moltissimi regimi di esenzione o di riduzione dell’Iva, in termini di aliquote ma non solo.

Quanto all’Irpef pagata dalle persone fisiche, si proverà di nuovo a passare in rassegna le detrazioni dell’articolo 15 del Tuir (testo unico imposte dirette), che vanno dai mutui, alle spese funebri, dalle quote delle palestre alle spese per veterinari. Certamente non tutte sono ugualmente indispensabili, ma ciascuna di esse tocca la sensibilità di una certa fascia di contribuenti e dunque intervenire è affare complicato.

L’IVA SUI FIAMMIFERI

Certo a scorrere la lista più di una voce colpisce l’attenzione. Va bene che le vetture della presidenza della Repubblica (come quelle militari) non pagano tasse autombilistiche, ma il regime agevolato per i fiammiferi sarà proprio necessario? E quello sulle schede telefoniche, che in passato ha generato un’ondata di truffe? Tra i soggetti agevolati spiccano poi i partiti, che non solo beneficiano dell’esenzione Iva e Ires per le vendite nel corso delle manifestazioni politiche, ma – per dire – non pagano nemmeno le concessioni governative sui propri statuti.

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