AFRICA, CAPITALI IN FUGA PER TIMORE DEL FISCO

2 Ottobre 2007, di Redazione Wall Street Italia

(9Colonne) – Roma, 2 ott – La fuga di capitali dai paesi africani, nel periodo dal 1991 al 2004, ha raggiunto i 280 miliardi di euro. Quasi il doppio del debito del continente, che si aggira intorno ai 152 miliardi di euro. I dati – forniti da Samuel Gayi, esperto delle Nazioni Unite, in occasione della recente Conferenza Onu per il commercio e lo sviluppo – sono stati ripresi e approfonditi da Nigrizia. Tra il 1991 e il 2004, la fuga di capitali ha toccato i 9 miliardi di euro, una cifra che corrisponde al 7,6% del prodotto interno lordo dell’Africa. Solo nel 2003, gli investimenti di capitali all’estero hanno superato i 20 miliardi. Per mettere velocemente fine a questa emorragia finanziaria, la Conferenza ha suggerito ai governi africani una “amnistia temporanea sul rimpatrio dei capitali”, cioè ordinare il rientro degli investimenti senza imporre la trasparenza sull’origine dei fondi. In una prospettiva a lungo termine, invece, i governi africani dovrebbero facilitare gli investimenti sul continente, adottando norme comuni, semplificando la regolamentazione sul mercato del lavoro, rendendola più flessibile, e permettendo così a molti di uscire dal mercato nero. È necessario anche ridurre i costi (“particolarmente onerosi in Africa”, afferma il rapporto) per la creazione d’imprese, seguendo gli esempi di Etiopia e Guinea equatoriale. “Questo anche perché – scrive Nigrizia – gli industriali africani non percepiscono le imposte come utili al miglioramento dei servizi pubblici, e in molti evadono il fisco. Abbassare le tasse legate all’impresa può essere invece interpretato come un segnale importante, e invogliare non solo ad investire localmente, ma anche a iniziare a pagare le imposte”.