Affitti brevi: arriva la stretta, oltre tre immobili locati è impresa

4 Marzo 2020, di Alessandra Caparello

Combattere l’abusivismo, promuovere un turismo sostenibile e aiutare le imprese ricettive è l’obiettivo del disegno di legge Turismo predisposto dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo e collegato alla nuova legge di Bilancio. Nel provvedimento si introduce una stretta sugli affitti brevi e su chi lucra indebitamente.

La stretta sugli affitti brevi

Nel dettaglio una norma prevista nel provvedimento fissa a tre appartamenti in affitto la soglia massima per non essere considerati impresa. L’obiettivo è di porre dei paletti alle piattaforme web, sul modello di Airbnb, stabilendo un tetto pari a 3 unità immobiliari, oltre il quale l’attività di locazione sarà considerata imprenditoriale. Solo in caso di meno di tre immobili destinati alla locazione breve, ci sarebbe la possibilità di applicazione della cedolare secca al 21%, il regime fiscale di favore che permette di pagare un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle relative addizionali.

La disposizione si applica “anche ai contratti stipulati tramite soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare, oppure soggetti che gestiscono portali telematici, mettendo in contatto persone in cerca di un immobile con persone che dispongono di unità immobiliari da condurre in locazione”.

Codice identificativo nelle pubblicità

Altra novità contenuta nel provvedimento riguarda sempre i soggetti che concedono in locazione breve immobili ad uso abitativo i quali sono tenuti a pubblicare il codice identificativo nelle comunicazioni inerenti all’offerta e alla promozione. Un obbligo che oggi è previsto solo in capo a soggetti titolari delle strutture ricettive, coloro che esercitano attività di intermediazione immobiliare e i soggetti che gestiscono portali telematici, mettendo in contatto persone in cerca di un immobile, o porzioni.