Addio a Helmut Kohl: il cancelliere della Germania unita

17 Giugno 2017, di Giovanni Falcone

Al ripetuto tentativo dell’allora Cancelliere KOHL di convincere l’Unione europea circa la opportunità di “riunificare” le due Germanie dopo il crollo del Muro di Berlino del 1989,  l’opposizione del nostro Paese e, per esso del nostro grandissimo Senatore a vita, già da tempo defunto, Giulio ANDREOTTI, fu’ sempre molto dura.

“Vogliamo così bene alla Germania che preferiamo averne due”. 

Questa è stata la frase che, nell’accompagnare l’agenda politica del nostro politico di lungo corso,  ha anche arricchito l’elenco dei suoi aforismi e che oggi, alla luce del predominio tedesco nelle decisioni politiche dei trattati dell’Unione,  sembra difficile dargli torto.

Per la riuscita dell’operazione, KOHL venne chiamato con l’appellativo “il gigante” che riunifico la Germania.

In un dibattito, spesso difficile, articolato e qualche volta orientato a mettere insieme interessi opposti far i Paesi dell’Unione, la differenza per una o l’altra scelta può essere decisa sulla scorta di una soluzione intelligente, lungimirante o semplicemente sulla scorta delle forza economica dei contraenti come ahimè sta succedendo da qualche decennio a questa parte.

Ecco, negli ultimi decenni – soprattutto dopo l’unificazione, peraltro realizzata anche grazie ad una serie di compromessi e aiuti proprio da parte dell’Unione europea che ha facilitato tutto il percorso di riunificazione – le decisioni in ambito europeo sono state assunte troppo spesso, in funzione della forza economica e degli interessi della Germania.

Il rigore o l’austerity di scuola tedesca non funzionano e, nel 2011, in piena crisi dell’euro, questo gigante stigmatizzò molto le politiche di austerità e la gestione della crisi da parte di Angela MRTKEL, <<Sta distruggendo l’Europa che ho costruito>> tuonò. 

Oggi, un altro politico all’andreottiana maniera forse sarebbe utile o addirittura indispensabile per far capire alla Germania che certi processi,  al netto di egoismi nazionali, soprattutto se orientati alla crescita dei popoli e sviluppo dei territori, prevedono investimenti di media e lunga durata.

Purtroppo di politici lungimiranti ne nascono pochi, ma in compenso ce ne sono molti che vivono molto a lungo, politicamente s’intende!