Leader: non solo razionalità, ci vuole anche empatia

16 Luglio 2019, di Alberto Battaglia

Le qualità degli uomini al comando dell’azienda hanno da sempre privilegiato competenze di tipo tecnico-scientifico e un forma mentale prettamente razionale. Secondo un’indagine condotta da Accenture Strategy, che ha raggiunto 200 manager di alto livello (C-suite) in Italia, Francia, Germania, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti, il modello sta decisamente cambiando in favore di abilità più improntate all’empatia al pensiero creativo.

La leadership bilanciata, questo il nome del profilo che include queste ulteriori attitudini, è stata adottata finora solo dall’8% della C-suite mondiale, ma l’82% degli intervistati afferma di voler evolvere in questa direzione il proprio modello di comando nel prossimo triennio.

Secondo quanto affermato dal campione, le aziende che adottano un approccio di leadership bilanciato, non solo instaurano migliori rapporti di lavoro, ma ottengono maggiori risultati. Nel dettaglio, viene riportato un incremento del 22% dei ricavi e del 34% dell’Ebitda nell’arco di tre anni.

“Per avere successo ed essere apprezzati da dipendenti e consumatori, la C-Suite deve far leva sulla propria capacità di innovazione e sull’interpretazione emotiva, riposizionando se stessi e il brand che guidano in modo da essere grado di anticipare le esigenze del mercato e dei consumatori”, ha commentato Marco Morchio, Accenture Strategy Lead per l’Italia, “combinare un approccio analitico a uno più empatico-creativo è diventato ormai essenziale”.

Per accelerare il processo di cambiamento i leader dovrebbero tenere in elevata considerazione un particolare gruppo di dipendenti e consumatori, definiti “Esploratori”. Questo insieme, pari al 31% dei dipendenti nel campione globale, è orientato al miglioramento della collettività ed in grado di esercitare una maggiore influenza sulle decisioni dell’amministrazione aziendale.
Ciò che più si aspettano gli esploratori, secondo Accenture, è uno stile di leadership bilanciato tra capacità analitiche e creativo-relazionali; in particolare vorrebbero dei leader più empatici, più intuitivi, più inclusivi e capaci di comprendere e valorizzare diversi stili di pensiero.

“La grande sfida per i manager italiani è quella di evolversi in quest’ottica e riuscire ad adottare un modello operativo caratterizzato da una grande agilità competitiva”, ha aggiunto Morchio, “è un approccio in linea con le aspettative degli Esploratori italiani: un pubblico altamente influente che i vertici aziendali devono sapere valorizzare tenere in grande considerazione, molto abili nell’utilizzo delle tecnologie digitali e capaci di influenzare l’andamento di un brand sia come consumatori che dipendenti”.